Posseggo una storia di isolamento duro delle persone che non ha molto (anzi ne ha niente) a che vedere con l’epidemia da Coronavirus e che è di molto antecedente al gigantesco TSO cui è sottoposta oggi la Nazione.

Magari è proprio il tipo di storia che si può aver voglia di leggere in questo particolare momento.

Questa storia continua così:

Seba vede mamma e ciuccione grande che si affrettano giù per i gradini vistosamente agitati dall’urgenza di rinchiudersi nell’abitacolo dell’auto che li attende di sotto a motore rombante. Mentre scendono buttano una coperta addosso alla donna che è già un ectoplasma di suo, facendo in modo di nasconderla alla vista di chiunque e impedirle al contempo di guardare.

Che diamine è, un sequestro di persona tra consanguinei?

Innocenza e Corrado guidano a passo svelto Vita verso la portiera. La stendono sul sedile posteriore completamente nascosta ]dalla coperta.

[...]

Vita è rimasta buona buona per tutto il viaggio sotto il livello del finestrino. Raggiunta la fascia costiera, dopo una ventina di chilometri, quelli l’hanno scoperta finalmente, manco fossero approdati a una zona d’oltreconfine. Adesso che l’auto percorre lenta la litoranea lasciano che si metta seduta, tanto qui non ci sono pattugliamenti, non nemici di vedetta, niente più occhi indiscreti. E lei vede sfilare dietro i vetri della Bmw di Zio Felice le casupole e i ristoranti al mare, le ville di lusso e il porticciolo, le palme e la scogliera bassa, i bar pizzeria e le cabine balneari. Un ventaccio sta sbrindellando le bandiere di nazioni tutte rigorosamente centro e sudamericane. Poi c’è il tumulto del mare e le nuvole che si rincorrono a stracci nel cielo, i pini marittimi e le palme con le cime piegate, proiettate verso l’entroterra. Le torri dei complessi condominiali, i cassonetti un po’a passeggio sulle rotelle, la boutique dei frutti di mare, il mitico stabilimento mitiladriatica preparazione molluschi, tutto scrostato, chiuso, tipo fallito.

Molto però, per quanto immerso in un’aria di fuori stagione, è cambiato, pensa Vita. Si capisce che d’estate questo posto deve essere diventato un inferno.

Prima del suo addormentamento grande qui era diverso. La mitiladriatica troneggiava sì ma su un litorale quasi sempre deserto, battuto da qualche pescatore che entrava e usciva da solitarie baracche. L’acqua era limpida e l’aria marina era entusiasmante da respirare, non certo quell’odore di alghe putrefatte che toglie il fiato già da dentro la macchina.