“Mi permetto di dissentire”, disse Corrado, fino a quel momento tutto intento a tagliuzzare legnetti per le traversine dei suoi binari.

“Tu prenditelo nel culo!”, inveì Vita.

“Guarda che linguaggio”, disse mamma Innocenza. “Ma fuori di casa fai così?”

“Certo che faccio così.”

“Non troverai mai la tua anima gemella”, disse Corrado giusto per arruffianarsi la madre. Poi si chinò di nuovo sull’attività che stava svolgendo. Era praticamente prono poiché il suo piano di lavoro era il pavimento.

“È logico”, asseverò Innocenza. “E guardala … guardala! Sempre più babbiona, con questi vestiti larghi larghi, i capelli che non se li vuole aggiustare, non vuole fare una cura per quei capelli. Con chi deve trattare? E chi mai la vorrebbe trattare?”

“Mamma, guarda che io la cura la sto facendo.”

“Il farmaco non è tutto. Ci deve essere anche la tua reazione proattiva”, sdottoreggiò Corrado senza neanche alzare la testa dal suo bricolage.

“Mi pare che tu non vuoi guarire”, infierì Innocenza. “Mi pare che stai tanto bene così, a fumare e bere caffè, fumare e bere caffè. Sei proprio scorrotta. Ecco quello che ti dico, che sei una scorrotta.”

“Mamma”, le interruppe ancora Corrado, questa volta alzandosi per porre solennemente la sua domanda. “Ma a tuo avviso cos’è più importante, il carisma oppure i soldi?”

“Ma che vai cercando tu altro, adesso?”

Corrado era convinto che per evitare collisioni ci dovesse sempre essere una stazione della conversazione a doppio binario e a medio traffico di domande. Che a quel punto potevano pure essere a bruciapelo.

“Potrebbe non entrarci affatto. Ma solo in via del tutto apparente.”

“Ma che vuoi?”, fece Innocenza spazientita anche con lui.

“Che tu mi risponda.” Corrado attendeva un riscontro dalla madre battendo la taglierina di piatto sul palmo di una mano, evidentemente soddisfatto del gran quesito appena formulato.