lasciarla posata a cavallo della spalliera di una sdraio che stazionava in cucina.

Ma di fuori posto in cucina non c’era solo la sciarpa. C’erano maglioni e golfini e scialli che nessuno poi si degnava di rimuovere dal punto in cui erano stati sciattamente abbandonati, spesso a strati sulle sedie. Mantelle aggrovigliate, scialloni asserpolati sul divanetto da due sempre in cucina, lasciati a riposare e a crescere come matasse liberate dal sottovuoto, a fermentare sorbendosi tutte le esalazioni di soffritti e stufati emanate dai fornelli. In più c’era Vita Maria che in cucina, oltre a farsi una caffettiera via l’altra, ci fumava le sue troppe Pall Mall.

La sedia a sdraio era stata la seduta preferita di Benedetto ma da quando lui non c’era più era divenuta senz’altro il trespolo di Innocenza. Ad altezza della testa, la sdraio mostrava una chiazza scura che, col tempo, si definiva sempre meglio. Innocenza vi si assopiva un’ora al mattino, una al pomeriggio, e una a tarda sera davanti alla tv, con la nuca abbandonata sulla spalliera. Ogni volta che lo faceva, quindi, quella zazzera a tinte fosche effettuava il suo rilascio di colore: sudava e trasferiva color ruggine sull’imbottitura della sdraio.

Da lì scaturiva lo stesso tanfo che veniva dal collo, dai panni, dalle maglie intime e dalla sciarpa rossa di Corrado. Era sudore di testa. Puzza di testa. Questo definiva esattamente tutto l’odore che la persona di Corrado si portava appresso. E che lasciava dietro di sé come traccia persistente.

Col tempo, tutti in quella casa avevano finito per fare il naso ai puzzi da cui erano avvolti. L’esterno, il fuori alla luce del sole, le correnti d’aria, gli spazi ventilati … non c’era più niente di tutto questo che riuscisse a disperdere quei puzzi, e neanche a scalfirli, filtrarli, attenuarli.

Se Corrado aveva da uscire, e lo faceva sempre intorno alle tre del pomeriggio, passava da ultimo proprio in cucina dove si ritrovava spesso a sollevare delicatamente, dalla sdraio su cui era posata, la nuca di mamma Innocenza, stordita per diversi quarti d’ora dalle fatiche e dai tepori cucinieri. Da qualche tempo capitava a Corrado di