Lui trent’anni, capelli ricci, neri, radi e unti, lunghetti dietro. Un manto di forfora che copriva costantemente le spalle e il collo della giacca. Un naso che sarebbe stato regolare se non fosse stato troppo grosso e fitto di larghi punti neri, pori grassi e capillari rotti. La ragazza bruna, col naso adunco, un occhio più piccolo dell’altro che le sbalestrava l’espressione, un caschetto nero che non le donava sul volto allungato. E il culo sformato.

Si fecero le presentazioni davanti ai bicchieri di plastica semipieni dei liquidi erogati dal distributore automatico.

“Sei una nuova assunta?”, le domandò Corrado.

“Stagista.”

“Che titolo di studio hai conseguito? Economia?”

“No, ingegneria commerciale. Due mesi fa.”

“Ti troverai bene alla Euripoltrone, vedrai. Io sono diplomato in ragioneria. Ti dispiace?”

“E perché dovrebbe dispiacermi?” Marcella scoppiò in una risata poi aggiunse: “Piacere, invece. Dico, piacere, io sono Marcella”. Gli tese la mano con aria spiritosa.

“Perfetto … Marcella … che nome grazioso. Lieto di conoscerti, Corrado.”

3. Marcella Cardascio

Anche se la stretta di mano non era stata delle più vigorose, Corrado a tutta prima le piacque; una di quelle persone a cui avrebbe artigliato i piedi sotto il tavolo, intrecciato gli arti e gli altri organi senza por tempo in mezzo. Ben presto Marcella cominciò ad almanaccare su un eventuale accoppiamento, immaginando che potesse esserci un’intesa sessuale animalesca.

Ma dovettero trascorrere ancora altri giorni, e molte volte dovettero ancora beccarsi in sala pausa, prima che Marcella potesse (…) [continua]