[...] sontuosamente digerite sarebbero state da monumentalizzare come capi d’opera della gastronomia di levante; specializzate nelle recchietiedde alla sangiuannine o con cime di rape e acciuga soffritta in un filofilo d’olio, superperite nel calzone di cipolla e nelle olive nere soffritte. Tutto questo anche quando non conoscevano poi così bene la persona scomparsa. Loro erano lì, negli interni costernati di tutto un paese. Esserci era la loro missione. Spizzicare le olive il loro piacere. Le olive, in calce o in acqua, che loro portavano nelle case dei familiari affranti e di cui andavano talmente golose da tenerne sempre una scorta per sé, in un sacchetto di plastica trasparente che si portavano sempre dietro, nascosto e immanente nelle loro imponderabili sfoglie di vesti. Beatrice e Innocenza erano lì che surchiavano drupe, come a voler cavare qualcosa anche dal nuzzo, con sorprendente presenzialismo - sorprendente non per il loro protagonismo, ormai famigerato, ma per la resistenza alla fatica – portato fino in fondo, cioè fino all’ultimo momento utile di permanenza negli interni costernati di tutto un paese, con uno sfruttamento intensivo del tempo di durata del conzo allo scopo di osservare bene le facce dei parenti del fresco dipartito e ascoltare gli altri parlare, ricordare e commentare prestando a tutto ciò la massima attenzione. Frugavano e rovistavano cogli occhi le pene di questi altri finché non avevano raccolto finalmente gli elementi utili a soddisfare la loro curiosità intrisa di malignità, arricchendo ogni volta un già formidabile campionario di aneddoti, risvolti e sfumature riguardanti i vari intimi e vissuti privati. Sovente commentavano le rivelazioni, gli scoop e i retroscena di cui venivano a conoscenza con un “meh, e basta!”, una interiezione che nel loro linguaggio non aveva nulla di impositivo o di proibitivo ma anzi, voleva significare: caspiterina, accidenti, minchia e porcazozza!. Un’espressione che sapeva molto di finta partecipazione alle ambasce del mondo e che voleva dissimulare invece la loro avidità di informazioni su accadimenti, situazioni, cose e persone che pure non le dovevano riguardare ma che le servivano certamente a una rielaborazione in chiave maldicente delle storie di paese. Innocenza, in special modo, gongolava come non mai allora. E

[... continua]