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altri spot, funghi patogeni, la miglior vendetta, le torsioni dell'anaconda, letteraria

sisifeide n. 2

affermo pasolinianamente, cioè, che la lingua mondadoriana (mi riferisco alla narrativa e agli autori italiani della scuderia mondadori), nella sua veste di facile parlabilità, nella sua essenza di fluente semplicità che del dire non conosce inciampi né rattrappi né sbalzi, è perciò la lingua della “cultura ufficiale”, la quale cultura, come la “storia ufficiale”, è scritta (con ciò intendendo: enunciata, espressa) dai vincitori. come tale essa rinuncia all’avventuroso, al piacere dell’escursione e dell’inatteso, abiurando così anche all’incursione nell’inatteso. in poche parole rinuncia all’invenzione. e non v’è chi non veda come questo fenomeno abbia ben poco di artistico. il “vincitore” letterario, o colui che ambisce ad esserlo, non ha che da non avere coraggio, non ha che da evitare di osare. PROGRAMMATICAMENTE. questa è la lingua del potere, lingua morta e lettera morta poiché di essa, e dei libri in cui è scritta, niente rimarrà. è, questa, una previsione talmente facile perché consegue dalla totale mancanza di metafora, di espressività e di valore simbolico, riscontrata negli oggetti osservati.

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sisifeide

la lingua non si staglia sullo scrimolo per proclamare la sua costernazione abbaiando alla sconcia italia. ci arriva appena, spolmonata e ascetica, sfiancata dalle impervie rampe. slombata la lingua che impara a “morire in bici”. s’acceca e si spaura quando che è al sommo, sicché la vertigine la ributta indietro. ricacciata giù per lo stesso versante appena scalato, tutta rovesciata e rattorta, ellalingua riattacca l’erta del dire le cose, ora anfanando ora cantando, quando imbestiando quando ricamando, ma sempre alla caccia della migliore adesione alla realtà (andata in fuga). non ha il gusto della pesca nel torbido perché non è ruffiana né cialtrona né puttana. la mia lingua. RAVB era cognazione d’affetti coi via di testa. e lo stesso l’Anaconda. sarà per il pessimismo di una visione della vita in salita ma almeno è costretta a ricercare la migliore funzione espressiva dei mondi che sceglie di narrare. ben altro che scrivere per mondadori! nevvero, saviano? nevvero, piccole editrici autodistruttive, fresche fresche del nuovo imperativo di mimesi mondadoriana?
nel momento in cui la lingua raggiunge la vetta sa che ha appena un attimo per gridare la sua invettiva congestionata, che poi non ha più tempo e deve rotolare giù a “svolgere il compito cui è stata chiamata” (direbbe qualcuno).
che fa lo scrittore, ancorché scrittore civile? non affronta l’arte di dire le cose, bensì l’erta di dire le cose.
e scusate se sono nicola sacco

diario in pubblico, funghi patogeni, riflessioni su due ruote

Libertà di una lavatrice

RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA INTERNO 12

Le passioni e gli appetiti della società degli uomini: Il Potere Vs La Giustizia. Il papa non serve che sia cattolico così come non serve che un giudice sia giusto. Uomini che sembrano troppo grandi e pesanti per la loro ossatura.

Televisione = società della scarsità delle risorse. I Cesaroni Vs Annozero. Scampoli di commedia all’italiana Vs scampoli di informazione.

Incartamenti di parole e altri peni pieni di euri e scadenze. La lavatrice. Una volta camminava. Non le avevo tolto i distanziali e lei camminava. Era uno spettacolo. Ansia di libertà di una lavatrice.

RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA ESTERNO 12

Una maledizione di guano nella stradetta, di pesce dalla pescheria vicina, di morti.

Di morti maledicenti, ecco, non più maledetti. Uomini morti sderenati da tali sondini che sembran vivi. Emanano odore di fiori incomparabilmente belli e marci.

RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA INTERNO 12

Il divano-letto-di-morte perennemente aperto. Piace Lance Armstrong stavolta. Non perché debole, no. Ma perché quell’uomo in bici recupera e ricompone la nobiltà dell’uomo, se esiste.

RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA ESTERNO 12

Sono di fretta. Mi mettono fretta. Mentre faccio delle cose un ragazzo sui trent’anni mi costringe a interrompere. Una corporatura troppo grossa e pesante per la sua ossatura, sembra uscito da un libro che sto leggendo. Una contrazione sulla faccia gli conferisce un’espressione sofferente. Come se soffrisse mostruose calure da generazioni.

  • Ma questo a che serve? – ha la pastella agli angoli della bocca e anche al centro delle labbra. Ogni volta che quelle si schiudono rimane una fettuccina di questa ricottina a far loro da esile congiunzione
  • Serve, serve – cerco di liquidarlo.
  • E come, spiega.
  • Ok, te lo spiego.
  • Eh, spiega, spiega.
  • Vedi questo? Qui ci devi inserire quello.
  • Ah, davvero? E che ci fai?
  • In questo modo ottieni questo risultato –, penso di aver concluso.
  • Come questo risultato?
  • Questo!
  • Ma quale risultato?
  • Quello che ti ho appena detto! – mi innervosisco.
  • E spiega. Spiega bene – mi fa con un’espressione tra l’implorante e l’ottuso.
  • Allora… -, e gli ripeto tutto quanto.
  • Ma come?
  • Ma come come? Così! -, sono spazientito.
  • Così? E come così? Spiega, spiega bene.

Ripeto tutto come un automa, mentre osservo le sue labbra rosse come sacche piene di sangue fresco e il filamento che ostinatamente si riforma e non si stacca.

Non è, però, il libro che sto leggendo.

funghi patogeni

Assente giustificato /4

“Allora, siccome potrebbe essere una prostatite”, azzarda una diagnosi il dottore, “mi devi fare un favore. Anche se tu senti la parte morta, ti chiudi qua dentro”, dice mostrandomi una delle porte che danno sulla corsia ospedaliera, “e vedi un po’ tu come fare: serve lo sperma. Me lo fai ’sto favore?” conclude con aria paterna. La porta mi immette in uno stanzino dove c’è una barrella. Abbasso lo sguardo. Disfo la patta e vado con la rianimazione di questo cencio preposto alla gratificazione sessuale. Mi accorgo subito che ci vorrà molto tempo e concentrazione da manuale del tantra. Ma succede che la porta si apre ed entra una figuretta verde dentifricio che manovra un bidone della spazzatura a rotelle. Personale infermieristico. “Oh, mi scusi!” fa. A me non me ne frega niente per tanto che sono scazzato nel senso letterale del termine, sgamato col bischero (che più bischero di così…) tra le mani affannate. Subito entra il mio medico credendo che abbia aperto io la porta. “Allora non avevo chiuso?” realizzo nel frattempo. E queste sono le parole di un povero cristo, lui intuisce e fa MORTACCI MORTAAAACCI!!! Infatti ho fatto un’autentica figura da offeso in mezzo al cervello non capendo che la maniglietta andava sì girata verso sinistra ma doveva anche emettere uno scatto, un clic per blindare la privacy. Allora mi conduce su per un altro corridoio alle spalle della predetta corsia. Ecco qua un’altra stanza: uno studio bello grande, forse il suo, non ho fatto caso alla targhetta. Mi spiega meglio come chiudere la porta; io me lo mangio con gli occhi, mi scappa da chiedergli: vieni tu qua dentro con me, due lappate e finisco tutto in un lampo. Non oso. Lui ripete: “Forza, fammi ’sto favore.” Devo essere apparso parecchio spaesato datosi che non ho parlato granché limitandomi a servire la patria, quella solenne entità che garantisce l’ordine di una comunità sulla base di coercitive urologiche norme concepite per la pronta riparazione dei guasti prodotti dal cazzo al cazzo nel cazzo sul cazzo col cazzo. Più o meno al centro dello studio medico sorge un tramezzo che nasconde l’ennesimo lettino coperto di carta igienica, per le visite. Mi sento molto penalizzato se poco poco penso che là fuori non si fa altro che attendere il mio versamento. Può essere che quando esco mi ritrovo un parterre di prima scelta, con tanto di claque fotoreporter e flash. Poi trovo conforto nel fatto che in fondo, se il sancta sanctorum non mi si fuma del tutto qualcosa dovrà pur significare. Anzi è proprio questa riflessione a rinsanguarmi. Ne beneficia il pistolino che ringrazia i neurotrasmettitori per l’irrorazione accordata. E adesso è uno show vederlo sprintare… a farla breve, alla fine della fiera, il referto medico parla di UREAPLASMA UREALYTICUM, POSITIVO PER MICETI E PROTOZOI, e inoltre LISTERIA MONOCYTOGENES: sono i batteri responsabili di questa mia iperprostatite che ha parecchio socializzato al venissage organizzato dall’Escherichia Coli (peraltro aumentato a cifre con sei zeri) per celebrare non so quale felice ricorrenza tra organismi gram-positvi e gram-negativi, già unitisi ripetutamente in convegno carnale. Allora faccio il matto per avere un consulto col primario della divisione urologica, dottor Birillo, il quale non trova di meglio che mettersi a sdottoreggiare su come non siano infrequenti i casi in cui una simile prostatite e un’infezione urogenitale diano vita a questo bel sodalizio. Ragion per cui, data una ripassata all’antibiogramma, si ricorrerà alla tetraciclina, un antibiotico clamoroso che dovrebbe radere al suolo tutto il vivere associato che mi si annida in panza. Una sprangata al fegato e al sistema nervoso centrale, da sciropparsi ogni dodici ore lontano dai pasti. E mi sembra che sia veramente tra gli antibiotici il più cazzuto. Come lo definiresti tu un medicinale indicato per il trattamento di: ASCESSO POLMONARE (a parte il fatto che quando sbocchinavo il mio piccolo tesoro gli aspiravo via tutto l’apparato digerente, risalivo a quello respiratorio e insieme raggiungevamo l’ASCESI POLMONARE), ACME (COMPRESI IL TIPO CISTICO E PUSTOLOSO), IDROSADENITI SUPPURATIVE, MALATTIA INFIAMMATORIA PELVICA, IMPETIGINE, LINFOADENITI, INFEZIONI DELLE FERITE, DIFTERITE, MENINGITE, SALMONELLOSI (PARATIFO), PUSTOLA MALIGNA, INFEZIONI PUERPERALI, BARTONELLOSI (MALATTIA DI CARRION), BRUCELLOSI, GANGRENA GASSOSA, GRANULOMA INGUINALE (DONOVANOSI), AMEBIASI INTESTINALE ACUTA, TULAREMIA, LISTERIOSI, PESTE (!!!!), TIFO PETECCHIALE, FEBBRE Q, FEBBRE DELLE MONTAGNE ROCCIOSE, RICKETTIOSI VESCICOLARE, FEBBRE DA MORSO DI RATTO, SIFILIDE, INFEZIONI DI VINCENT, FRAMBOESIA, COLERA, LINFOGRANULOMA VENEREO, PSITACCOSI E TRACOMA… Ma cistodidio, queste sono le peggio sciagure sulla faccia della terra. Mi vien fatto di pensare che se oggidì nel mondo imperversa tutto ciò magari i testimoni di geova fanno bene a bussare alla tua porta per chiederti se per caso ti sono venuti pensieri malevoli, per indagare se per caso hai mai avuto il desiderio di spaccare la faccia a dio. Il nesso trovatelo voi mò. E se penso a una REAZIONE DA IPERSENSIBILITÀ che potrebbe procurarmi un EDEMA ANGIONEUROTICO, il terrore, oltreché strizzarmi violentemente il tratto urinario mi manda lungo e disteso prima ancora di farmi boxare e catenare dalla MINOCICLINA CLORIDRATO.

Il dottor Birillo ha aggiunto che a questa cura dovrebbe sottoporsi anche il mio partner altrimenti non serve.

Io e il ganzopupo poi siamo tornati insieme tranquilli. Ora va tutto bene, lui già quando si alza la mattina mi manda un segnale: fa la faccia oggi ti scoperò con la bocca e io gli lascio cuoricini dappertutto ché lui così quando va a lavorare che poi torna, li vede così schizzati sui muri e si tranquillizza sul mio amore per lui. Solo un tarlo mi è rimasto: per analizzare la sborra esiste una procedura ben precisa, l’ho scoperto dopo. C’è un laboratorio un po’ più sofisticato dove tu vai apposta perché c’è un infermieruccio certosino, verdevestito pure lui, che con molto garbo ti chiede di sdraiarti su una barrella che al confronto con quelle di prima ti sembra un lettone FRAU con materasso EMYNFLEX, ti invita ad estrarre il joystick e con una cannula tampone che ti infila tra glande e prepuzio, proprio in quell’interstizio lì, scende giù giù a prelevarti una goccina. Questo è un metodo molto più scientifico di quello che invece è stato imposto a me.

Ora, quando ti chiedono di spararti una sega negli stanzini dell’umanità, pur essendoci un’alternativa più comoda, vuol dire che c’è qualcosa che non va prima nel dottore che impone coglionate e poi nel mondo tutto.

fine

funghi patogeni

Assente giustificato /3

Ci dividiamo: io torno a dormire a casa di mia madre.

Una sera poi proviamo a uscire e si finisce a mazzate, lui si ritira alle undici. Mi telefona alle undici e mezza: “Ho preso l’EN per dormire, bastardo!”. “Quante gocce?” “Non so, la dose me l’ha fatta zia Bice.” “E chi cazzo è mò ’sta zia Bice?” gli fracasso nel telefono. “Niente una mia zia molto comprensiva. L’ho chiamata io per confidarmici e per avere qualche consiglio.” Poi si riattacca con la solita lite. Lui mi fa scusa ma la terapia l’hai finita, no? E insomma la lagna è che io lo sto rimuovendo, che ho bisogno di altre strade e che dovrei provare a distrarmi.

“Tesoro, cerca di capire” sospiro di implorazione. Non so dirgli altro. In realtà la sintomatologia che accusavo ai tempi della batteriuria persiste. Sul glande corroso da un continuum torrentizio un bruciore promosso e tenacemente alimentato dal piscio in piena. Tutto questo mi fa l’uccello proprio privo di stimoli.

“Pupo guarda che mi sento ancora sintomi.” Potrebbe suonare come una scusa, l’ennesimo pretesto per dare un alibi alla mia latitanza sessuale. Poi capita non so come che sto meglio, cioè il cazzo mi dà una risposta anche grazie all’aiuto di video porno. Esco col pallino di scoparlo finalmente. Siamo al motel A-14, così giusto per provare nuove sensazioni, nel letto mi accingo a piantarglielo e a farmelo a sbafo quando all’improvviso mi prende il rogo: uno sbalzo di temperatura interna, una botta di calore. L’erezione che si traveste da metalmeccanico scioperante. La mazza mi fa da quattordici a cinque centimetri in due virgola cinque secondi netti. Depressione. Ma stavolta decido di non starlo neanche a sentire ché la fava mi arde crematoria, il baccello tutto mi brucia da morire e tutto si fa più preoccupante per me. Torno a casa determinato che l’indomani consulto un urologo. Infatti appena sveglio acciuffo l’urin tainer e procedo al travaso sifonandoci dentro un mezzo litro di rosso rosso (un sangiovese praticamente). Porto il piscio al policlinico per un’altra urinocoltura. Poi sotto una raccomandazione vado dal dottor Cirillo. “Dimmi tutto.” E vado con la descrizione. “Senti”, fa il dottore dopo aver ascoltato attentamente, “dobbiamo fare l’esame dello sperma.” Già mi scappa da ridere a ipotizzarne la procedura. Mi metto pure in allarme perché se dovesse chiedermi di dar giù di manovella sarebbe un vero carnaio per il mio organismo che già non mi s’attiva più con pupo, figurati come mi s’armerebbe questa mattina il cazzo mio bruciacchiato e lo sento proprio che è un cazzo sbagliato questa mattina e privo di sensibilità.

funghi patogeni

Assente giustificato /2

funghi patogeni

Assente giustificato /1

Aurelio era controllore alla Ferrotranviaria. La sua vita andava assumendo accenti disperati. Lui e il suo compagno erano molto gelosi l’uno dell’altro e facevano quelle follie tipiche dei ragazzi quando sono così nel pieno di quella loro forza che chiede soltanto di essere dissipata. Aurelio centrifugava un’esistenza appena turbata in un delirio di parole, un guazzabuglio di sintassi, un pastone di sentimenti. Con risultati patetici, peraltro:

E come cristo accade che questo cazzo mi si mette a giocare a nascondone? Diventa un vero latitante. Mi fa passare un fottio di pene. Non mi si rizza più col pupo. Lui va in angoscia, io in parangoscia. E mi pesa al culo ’sto fatto. ‘Sto muscolo del cazzo ancora mi rimane inerte, un’appendice dispettosamente senza vita. “Tu mi stai rifiutando” comincia a lamentarsi il mio ganzopupo. Io gli chiedo di capire. La prima volta che è andata buca gli ho detto che ero stanco, lui non lo sapeva ma per me era la sesta sera di seguito che avrei dovuto scoparmisi. Non lo sapeva perché le cinque sere precedenti non avevo fatto altro che girellare per travesta. Quella prima volta che gli ho dato forfait lui s’è fatto pas de problèmes, mi ha preso e detto: “Te la scopo io dentro un po’ di verve, dentro ’sto cumulo di carne andata a male”.


La seconda volta che ho cileccato gli ho detto però che avevo bruciore e che facevo piscia a torrenti. Non è servito, aveva sospetti che non mi piacesse più, che non me lo volessi filare più. Una giornata, due, tre, le ho passate a fare la spola tra il pullman e i campi di finocchio dove facevo fermare per andare a pisciare. Nel frattempo faccio l’orinocoltura e in effetti scopro che ’sta mala presenza c’è: escherichia coli, centomila fottutelli batteri rompipalle scesi a impestarmi le urine. Io esagero, comunque il biologo mi dice che l’infezione è una stronzata, lieve e curabilissima. Mi rimpinzo di antibiotici, bactrim, sebercim, picillin intramuscolari, ecc. E fermenti lattici vivi, redivivi, morti ammazzati… Il piccolo mio tesoro è in stato di allerta; riesce a convincersi che dopotutto c’è una patologia che mi fa soffrire. Comunque mi alterna fasi di buon umore a fasi di risentimento e cattiveria. Frattanto il cazzetto mi sembra morto. A fine terapia riprova a sondarmi lo stato di arrapamento e, ça va sans dire, lo stato della mazza. Tra me e me sto già pensando alla scusa da imbastire. Infatti ancora cilecca, e giù di nuovo con dolorose polluzioni cerebrali. Si litiga per ogni sputazzella. Casinando si fugge per strada. Si urla come ossessi su ogni argomento, devastati dalla sclera.

funghi patogeni

Il giorno dei morti

Si diceva in giro che l’amministrazione comunale volesse sanare l’immonda discarica e contestualmente ampliare il cimitero con due nuovi lotti. A quel punto c’era solo da aspettare l’ufficializzazione della notizia che si vendevano concessioni per nuovi loculi. Innocenza frequentava il cimitero con la speranza di vedere affisso l’atto comunale negli appositi spazi.

2 novembre 2008 - cimitero comunale di Bari

Le genti si andavano aggruppando intorno alle tombe dei loro cari e parlottavano di svariate cose.
C’era un donna che appendeva la sua borsetta su un ramo di cipresso e si lamentava di uno che se n’era andato senza salutare due giorni prima.
Un uomo con una giacca a vento rossa e un mazzetto di semprevivi dai gambi avvolti nella stagnola, il reflusso gastrico che ne scolpiva i lineamenti, il quale infatti sorrideva, raccontando di quanto avesse mangiato pesante la sera prima.
Innocenza Lacitignola, una signora sulla sessantina dagli occhi nero carbone, capelli grigi dalle colorazioni ruggine, capelli a tinte fosche, a far visita ai suoi morti è riuscita a trascinarsi, per la prima volta, la sua figliola trentenne Vincenza, capelli di un castano slavato e insolentiti dall’alopecia, parimenti slavati gli occhi, slabbrati gli angoli della bocca. Davanti alla tomba Innocenza snocciola preghiere e chiosa: “La vedite a chesse? … (fa una pausa stupendamente teatrale per indicare la donna più giovane al suo fianco) …Ce tene ‘ne brutte destine, chiamataville!”.

Traduzione:

Vedete questa figlia mia? …Valutate: se ha un brutto destino, chiamatela a voi”.