Archivi per la categoria 'funghi patogeni'

funghi patogeni

Tutta la mia artiglieria pesante

Fu così

che misi quella sua giacca blu. per le serate più fresche che vennero dopo l’otto aprile.

per cartucciera il suo borsello a tracolla.

la sua graziella come veicolo tattico leggero.

acquattata nelle mie fondine una forza inimmaginabile.

e scesi nella via. flagello contro tutta la mia pigrizia.

in assenza di gravità, sgovernato per qualcuno, mi ostinai a meritarmi il suo supplizio.

finii il lavoro.

poi infilai le sue ciabatte e me ne stetti un poco in casa. senza troppo riposare però. con tutto un dolore ottuso a ripassarti. a essiccarti.

funghi patogeni

A Cesare quel che è di Cesare

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

Dalla Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America

funghi patogeni, letteraria, minimi sistemi

letture farmocologiche

 lo spiritato l’era imperialescamente grattato e tirato a pruriggine dal plauso d’un poppolo di quarantaquattro milioni di miliardi di animalini a cavattappo.

funghi patogeni, minimi sistemi

La politica con la p maiuscola

Domenica prossima qui a Modugno si va di nuovo al voto per eleggere il sindaco e ricostituire un consiglio comunale già commissariato.

Essendo colpito da funesta ansia di abiezione – ma sarebbe forse anche più appropriato definirla deliberata e lucidissima volontà di degrado - , devo dare libero sfogo a un mio arcano e indifendibile desiderio di rispondere, finalmente, al candidato consigliere che mi blandisce, m’arruffiana e infine chiede la mia preferenza, di rispondere, dicevo, al finale, al gran finale:

“SOINE, VABBU’, MA PE’MMAJE, NAUNE DIGGHE: PE’MMAJE CE CAUSE STAJE????”

Si prega quindi di lasciare qui, in coda a questo post, il vostro piatto di lenticchie in veste di commento, o in alternativa vostro piatto di lenticchie in veste di bonifico (non meno di tremila euro, viprego) su IBAN L 12345 12345 123456789012, intestato al celeberrimo scrittore frustrato il sottoscritto. Tranquilli che dopo voto e faccio votare. Orsù.

funghi patogeni

laidezza contronatalizia

funghi patogeni, riflessioni su due ruote

troppa grazia /14

L'Histoire Érotique


I più deformi e bavosi furono anche i più barbari. I pellegrini lo uccisero di botte.

(FINE)

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funghi patogeni, riflessioni su due ruote

troppa grazia /13

L'Histoire Érotique
“Ieri ti ho vista in tv. Eri bellissima. Non ho visto tutta la puntata per i troppi servizi a cui non ero interessato e la pubblicità, quindi per stanchezza a un certo punto sono andato a dormire. Però tu eri uno schianto.”


Dove sta confluendo quell’onda di struggente dolcezza che parte da te e ovunque io sia mi viene a cercare?
“Vista in tv generavi desiderio selvaggio. Oggi sono qui che vorrei prenderti e massacrarti di carezze. Se fossi un dio avrei un pretesto per accompagnarmi a te, ti porterei in una stanza coi parati arabescati bronzo-oro e io stesso mi sarei velluto che più a più ti avvolge e soffoca. E attraversata che avessimo tutta la giornata, dal suo tonfo notturno fino al primo mattino, ti farei ridire, ti sentirei ripetere «là era dio».”
Sono qui col desiderio che ad onta del fracco di legnate prese, del petto che duole ancora da urlare ad ogni respiro, cresce a dismisura, visita regioni della mente inesplorate, mai violate fino d’ora, il desiderio fatto sacra liturgia dell’attesa, finché mi offrirò come vittima sacrificale e non sarò più io bronzo, ma una sorta di autostrada fra noi e Dio.
“Mia sovrana, adesso però mi ci vuole la verità dei corpi inguainati. Adesso sento il bisogno del sesso sconcio. Mi urge che mi mordicchi mentre io mi muto in piantina officinale per i tuoi acciacchi.”
Leccami. Sono senza mutande.

(continua)

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funghi patogeni, riflessioni su due ruote

troppa grazia /12

L'Histoire Érotique
Io non so dire né immaginare cosa possa accadere. Magari non succede proprio un bel niente. Tu puoi tirarti qualche piacevolissima sega, io posso restare prigioniera del bronzo in cui vivo sospesa, con il viso cereo, gli occhi sbarrati, dove ho perfezionato fino allo stremo la liturgia dell’attesa e il raffinamento estetico e ontologico del desiderio.
“Seghe celestiali. Io però come una lesbica ti farei aderire al mio palato. Come un’ostia.”
Racconta meglio delle celestiali seghe. Effonditi sulle seghe. Io sono una bianca cattedrale che non si può sporcare. Sono un tempio di beatitudini. Le mie labbra sono wafer appena sfornati. Sono una vecchissima e sapiente vergine. Nessuno può violarmi. Nessuno mi ha mai avuta. Mai. Io so prevedere il futuro. So tutto, Angelo dei miei lombi. Ho già visto quello che farai. So bene cosa ti canterà nel cuore e cosa ti strazierà. So quando e come tirerai il fiato. Lo posso decidere soltanto io. Non mi farò incantare dal lucore degli occhi tuoi e da quello che dici e da quello che non mi hai detto. Ma io ho già capito.
“Davvero vedi il mio futuro? Questo è un modo come un altro per disporre di me. Se puoi decidere soltanto tu, ti prego di non essere cattiva con me, col mio fiato. Ma so che non lo sei. E via, vuoi che ti parli delle mie celestiali seghe …”
Subito!
“Ti rinsacco nel mio amore.”
Il desiderio come lievito metafisico tutta mi pervade. È uno struggimento indicibile. È come un’estasi che si fa di colpo agonia. Allora tutto mi duole e tutto mi tormenta e il desiderio mi comanda di essere folle, e più ti desidero e più mi manchi e più mi manchi e più godo del mancamento anche se è uno strazio, è uno strazio indicibile perché mai provato prima d’oggi, sto con gli occhi sbarrati e vitrei e guardo senza vederlo il cielo, tu sei l’astro nei mio lombi. Sei creatura arcana e inaccessibile ma a me intimamente familiare. Cosicché da lontano e per difetto io ti sento. E sentirti mi fa liquefare, come la transustanziazione. Voglio solo te. Ma non voglio prenderti io. Voglio essere presa. Perché se ti avessi voluto prendere l’avrei già fatto. Ma non voglio farlo. Devi essere tu a prendere me. Che non mi sono mai fatta prendere. E adesso ho paura. E non so se vinca in me la paura o il desiderio. E non so cosa mi abbia preso ma qualunque cosa sia non ci rinuncerò. Da te, dai tuoi silenzi che dicono ben più eloquentemente quanto non mi avresti mai detto, scaturisce una liscia, oscura ondata di dolorosa dolcezza che, ovunque sia, mi viene a cercare perché sperimenti quel genere di piacere cha fa già svenire solo a pensarlo.

(continua)

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funghi patogeni, riflessioni su due ruote

troppa grazia /11

L'Histoire Érotique
Vorrei capire perché non ascendi. Fai l’offeso? Dobbiamo parlare prima di un giorno.
“Niente affatto offeso.”
Sorridimi.
“Ho pensato ai tuoi orrori patiti, alle tue cicatrici. Questa curiosità mi ha indotto a immaginare di spogliarti. Non sono stato in grado di ragionare e non le ho trovate. Scusami se ho approfittato per palparti.”
Adesso puoi anche innamorarti di me se ti va. Ma devi proteggermi. Devi alzare una barriera con le preghiere, puoi farlo, tu sapresti come. Hai dei lombi magici. Prometti che mi proteggerai da tutti i postulanti, dalle grinfie delle lesbiche, prometti prometti prometti. Sorridimi anche se non mi vedi.

(continua)

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funghi patogeni, riflessioni su due ruote

troppa grazia /10

L'Histoire Érotique
Miei infiniti lombi in sudore, dove sei finito? Mentre tutti mi rincorrono e mi invocano tu vai a correre cronometro pianeggianti. Ti devi appalesare. E invece di salire a me mi imponi la tetra liturgia dell’attesa. Perché prima o poi ci scambieremo i simboli della nostra carità terrena …
“Oh, mia sovrana. Insegnami le gioie del cardinalesimo, dell’incardinamento e dello scardinamento.”
Ci sarebbe allora il soprassotto … il cominciamento grande. Oh, Angelo! Dove mi stai portando? Ovvero, dove mi stai seguendo? Io sono deserto luogo di splendore, troppo fragile per essere sporcata dalle ingiurie del Tempo. Miei infiniti lombi, dove sei? Cosa pensi quando pensi a me? Cosa vedi? Cosa riesci a dire?
“Penso di essere un’ondulazione nell’inguine del Tempo. Lungo la curva di quell’inguine scorre in rivolo di sudore che talora si dislaga e quindi vado a bagnarmici i piedi. Se dal pelo del lago sporge un masso allora mi ci siedo. E ti penso.”
Verrai con me a vagabondare nella campagna di notte a primavera quando è tutto verde e la natura risvegliata esplode in una minaccia di viluppi?
“Verrò da te.”
Devi leggermi nelle preghiere che ti insegno. Potrai sentirmi. Sono tutta lì dentro. Poi non so se ti piacerò un po’ o se ti piacerò che non si può fare senza … Sono mezza cieca e avevo questi occhi belli belli che quelli che mi guardano ci vedono dentro come un film, come il diorama e rimangono incantati e io certi momenti sono un santa, e quelli che guardano si inginocchiano e chiedono perdono, in altri una stregaccia … ho le gambe nude e sono scalza … Sono scappata via e sono sola. Ma tu fa d’esistere.
“Magnifica e sontuosa rosellina, non sei sola. Attraverso le preghiere che m’insegni ti posseggo. Mia sovrana, sono in balìa dei tuoi inferi. Sono nelle tue viscere e agli occhi ho lacrime grosse come zibibbi.”
Pretendo ancora tue ascese e riscontro e giudizio e amore. Sono emozionata, devo calmarmi. Non riesco a intercedere.
“Non ce la faccio a salire. Ho le gambe di marmo.”

(continua)

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