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epistola tutta da ascoltare

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<3

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troppa gente in gamba

Effetto Placebo con un po’ di Meno Di Zero … applausi applausi e ancora applausi!

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miglior pezzo 2013. necessaria l’ospitalità. necessario scappellarsi

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Ne aveva consumato, Seba, di inchiostro a ricostruire tutto il sistema di potere del Cav. Sblendorio, sistema che nel frattempo s’era enormemente esteso e non se ne vedevano i confini: era partito con un furgone carico a mastelle, flessibili e distanziometri, glielo avevano rubato, lo aveva recuperato e da quel momento, momento di svolta nella sua vita, come ‘rivelato’ del suo potenziale, capace di condizionare anche le dinamiche della malavita locale, aveva cominciato una crescita inarrestabile. Countinua a leggere »

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Le beau geste

Carofiglio non fa a tempo a rientrare in magistratura che già decide di abbandonare la toga per dedicarsi esclusivamente ai libri. Countinua a leggere »

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Guarattelle di poco momento

Nel quartiere dove abito c’è tanta sciagurata marmaglia tra i quattro e i dodici anni che gioca, schiamazza, delinque, ricatta, bestemmia, ride, piange, sputa, impara, cade, si ferisce, ruba.

Muzio, otto anni, da ieri ha un occhio bendato perché l’altro è pigro. La sua nuca, selvaggia di capelli raramente sfoltiti, ondeggia tra le figure fanciulle e già racchiude pulsioni inconfessabili.

Io sto qui seduto su gradini lebbrosi e a scarsi metri da me Muzio sta raccontando il suo sogno di stanotte ad altri meschinelli.

Dice di essere stato ingravidato da un bambino suo compagno, Stefano, di sei anni. È nata Arianna, partorita dietro un cinquecento parcheggiato qui nel cortile.

“Dice di averne fatti altri duecentocinquanta”, rivela Niki, un altro ragazzetto, intendendo canzonarlo.

Rido.

Ascolto e mi sbalordisco della fantasia onirica del mocciosetto.

Osservo Muzio e considero che tutte le scintille negli occhi di tutta la letteratura mondiale sono scoccate, o non avranno mai più da scoccare, nell’unico suo occhio. Ora spento. Anche se azzurro.


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Aggiornamento pagelle

Avevo dimenticato la musica. Ecco i miei tre album preferiti, questa volta rigorosamente 2012:
1. Trust - Trst
2. Alt-J (∆)- An Awesome Wave
3. Mark Lanegan Band - Blues Funeral
4.Neil Young with Crazy Horse - Psychedelic Pill



http://www.youtube.com/watch?v=O8qkDQ_QP8A

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È come sommare le pere con le mele, ce lo so

Speciali classifiche sacchiano/nicholiste limitatamente a quanto da me fruito nel 2012. Chi avesse voglia di esprimere un’opinione o un dissenso, è bene sappia che avrebbe senso farlo solo relativamente all’ordine e alle posizioni di classifica da me assegnate alle varie opere, e non per farci entrare quello che non ho letto né visto né sentito – si tenga presente, inoltre che il criterio ordinatore è assunto su base 2012 non in quanto anno di pubblicazione/realizzazione delle opere in parola, ma in quanto anno della mia personalissima ricezione. Tuttavia, chi avesse voglia di esprimere critiche e opinioni di varia natura, sappia che quelle che non hanno colleganza o senso sono anche più gradite delle altre.

NARRATIVA

  1. Moby DickHerman Melville
  2. Novelle RusticaneGiovanni Verga
  3. A caso –Tommaso Landolfi
  4. Questa è l’acquaD. F. Wallace
  5. Last Love ParadeMarco Mancassola
  6. I Malavoglia –Giovanni Verga
  7. D’un château l’autreLouis-Ferdinand Céline
  8. ReduceGiovanni Lindo Ferretti
  9. Todo modo – Sciascia
  10. Conversazione in Sicilia – Elio Vittorini

Maglia nera: Atti innaturali, pratiche innominabiliDonald Barthelme, Io e teNiccolò Ammaniti

LIBRI VARIA (Saggistica, teatro, altro)

  1. Sunset LimitedCormac McCarthy
  2. Lettere Luterane Pier Paolo Pasolini
  3. Passione e ideologiaPier Paolo Pasolini

Maglia nera: In vino veritasSøren Kierkegaard

CINEMA

  1. Faust
  2. The Sunset Limited
  3. Pietà (regia di Kim Ki-Duk)
  4. Il sospetto (regia di F. Maselli)
  5. Cesare deve morire
  6. Todo modo
  7. Un gelido inverno
  8. Hunger
  9. Dogtooth
  10. Drive
  11. Coccodrillo (regia di Kim Ki-Duk)

Maglia nera: L’enigma di Kaspar Hauser

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In between things

Ricondotto il titolo all’esperienza visiva dei suoi scatti fotografici, si vedrà come si tratti di una serie che mette in scena la prepotente tensione tra la volontà di ancorarsi alla realtà, alla cosalità, agli oggetti concreti della vita quotidiana, del quotidiano proprio, da un lato, e la necessità, direi anche l’urgenza, sul polo opposto, di distaccarsene, di sollevarsi da essi (oggetti quotidiani): quasi che avverta, Angela Stufano, l’insensatezza dell’esistenza degli stessi. Il risultato è “in between things, come un naufragio tra le cose (nelle quali cose sono compresi quei dettagli minimi e insignificanti cui lei stessa fa cenno), una deriva non priva di una certa dolcezza, uno scivolamento tra le cose che si fa appunto omaggio all’attesa, ai vuoti, ai silenzi. In quest’ottica, la prospettiva sbilenca diviene un dato di necessità: l’unica possibile da parte di chi osserva e sceglie il suo soggetto fotografico.

Ma Angela Stufano ci dice anche che protagonista, nei suoi scatti è non la cosa, non il dettaglio, non il personaggio raffigurato, bensì la transitorietà di tutto questo. Si tratta, probabilmente, di una transitorietà, di una condizione di passaggio, di una provvisorietà che, in qualche modo cancella le identità degli oggetti ma, si direbbe, soprattutto cancella quella degli individui, data la prevalenza di scatti in cui la figura umana è colta di spalle. Quasi a volerle negare un volto, cioè la riconoscibilità immediata.

Laddove invece un volto umano viene colto frontalmente rispetto alla macchina, lo sentiamo e vediamo timoroso, vergognoso, ritroso e comunque sempre tale da non farsi ritrarre nella sua pienezza.

Direi che questa tensione, che si annuncia anche come promessa di tormento e lacerazione, è il cruccio e l’oggetto di indagine prediletto di Angela Stufano. La centralità di questa dualità, il continuo interrogarsi e oscillare in questa bipolarità, è il segno e il tratto dell’artista.

Le rare volte che una donna appare col volto appena un po’ più visibile a rasserenato, non si esita a sentirlo come preda di un’ambigua e forse anche tenebrosa serenità. È il caso di un’immagine al cui centro c’è una donna alla quale potrebbe stare accadendo di tutto. Se vi soffermate sulla sua posa plastica, vi domandate di che si tratta. Di ascensione? O di un precipitare? O non proprio di una sospensione? E il vestito che indossa, sul pallore dell’incarnato, potrebbe benissimo essere un vestito funebre, un sudario, quasi a voler indicare un destino imminente ma anche uno sguardo luttuoso, addolorato come addolorata, davvero acconcia come una madonna addolorata, sembra essere la protagonista di questo scatto.

Al finale, o al principio, questo magnifico murale trompe l’oeil. Raffigurante un evento che potrebbe essere natività e visitazione, annunciazione e dono. Qui l’illusione dell’occhio dello spettatore, l’illudere cioè l’occhio di colui che guarda, stordendolo di e tra realtà e rappresentazione, si radicalizza del tutto. Ed è qui che, con ogni probabilità, ha inizio questo naufragio e questo derivare, nel senso dell’andare alla deriva, di cui sopra. Lo scivolamento dal vero al figurato, dal pieno al vuoto, dal concreto all’impalpabile, dal presente all’assente.

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