LA POLITICA DEL LOGGIONE AI TEMPI DI MONTI
12 Gen 2012 Nicola 0 commenti
09 Dic 2011 Nicola 3 commenti
Un estratto da Sud Critica su Caso Modugno - La formula inedita della
di Nicola Sacco
Forse il Sindaco di Modugno ci vuole prendere per sfinimento da esegesi dei suoi messaggi o forse non si rende conto delle torsioni che imprime al suo linguaggio, reduce com’è da una storia partitica “costretta” per troppo tempo al ricorso a parole e comunicati mai significativi di niente per giustificare la propria presenza in abominevoli maggioranze a sostegno di parimenti abominevoli amministrazioni. Tuttavia, vogliamo ricordargli che esistono ancora individui e pezzi della società civile, determinati a non farsi devastare mentalmente dalla sua prosa, anzi, piuttosto ben allenati a riconoscere in essa, nelle sue reticenze, nei molti balbettii e nei suoi incredibili numeri di equilibrismo, i sintomi delle difficoltà di un ceto politico nonché i ruggiti mal soffocati di un potere ferino.
Il sig. Sindaco. Lo si invita a dare qualche spiegazione dei suoi problemi con la giustizia - non tutte le spiegazioni che occorrono in un tribunale, naturalmente - alla cittadinanza, nella quale è compresa anche il suo elettorato, e lui sceglie di non rispondere; le indagini prospettano uno scenario di una gravità clamorosa, per il coinvolgimento di troppi soggetti politici e para-politici (troppi sono gli amministratori, i consiglieri di maggioranza e di opposizione, i tecnici, i direttori generali, i sindaci e gli ex sindaci coinvolti), facendogli con ciò notare che non c’è un problema Domenico Gatti in quanto nome e cognome ma ne esiste uno molto più ampio e sovradimensionato e preoccupante … e lui sceglie di minimizzare - diventando ipso facto egli stesso, nome e cognome, quel problema che prima eravamo disposti a negare . Quasi, anzi, a conferma che le preoccupazioni dei cittadini in questa città sono condannate all’irrilevanza. La politica? E quando mai è venuta occupandosi di queste?
Per intenderci meglio, “Sono indagati [dal PM di Bari Francesco Bretone] per il reato di concussione amministratori Pd, Udc e Api della vecchia e nuova amministrazione comunale di Modugno, accusati di aver, a vario titolo, partecipato dal 2003 sino a pochi mesi fa al rilascio di concessioni edilizie fatte costringendo i costruttori a versare tangenti in denaro e beni vari.” (dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 28 ottobre 2011). Succede che, a seguito di queste notizie, comincino a spuntare svariati appelli alle dimissioni. E il Sindaco di Modugno, Domenico Gatti, che fa? Replica (tardivamente) che fino a quando l’azione giudiziaria non entrerà in contrasto con la sua amministrazione, questa andrà avanti. Ma allora, ci si chiede, il signor Sindaco non ha compreso qual è il reato su cui si indaga? Come può il sospetto di concussione,“il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione”, non essere in contrasto con la suaamministrazione - dove l’aggettivo possessivo individua esattamente lui come primo cittadino, cioè come primo cittadino (imputato e) indagato? Come può essere che ciò non interferisca con il loro mandato? Come può essere che un’indagine riguardante non una sola persona ma un intero blocco di potere non interferisca “con i diritti della città”?
Con tutta evidenza: non può essere.
O forse intendeva dire, il sig. Sindaco, che non vi può essere contrasto tra indagine e amministrazione nel senso che non si dà contrasto, in quanto c’è sì l’indagine ma manca l’amministrazione? Aggiungendo magari l’ammonizione all’indagante a non interferire con i diritti della città, perché non si dà interferenza tra il PM, che c’è e va rispettato, e i diritti della città che non esistono perché tutto è da tempo cosa loro (degli indagati)? Si sono preservati i diritti del Partito Democratico, con l’autosospensione. E tanto basta, no?
Ma ancora, il sig. Sindaco non si risparmia d’esprimere una sorta di timore che questo Consiglio Comunale, data la situazione, si ritrovi ad avere molti nemici politici.
Noi aggiungiamo che molti nemici li troverà anche nei semplici cittadini, i quali, dal loro punto di vista, e non ricevendo più spiegazioni da un’eternità, non possono più fare a meno di considerare questo Consiglio Comunale come oggettivamente corrotto. Corrotto da un terribile sospetto che lo attraversa in senso trasversale. Corrotto dalla comune necessità di elaborare una linea difensiva che resti coerente tra tutti i suoi componenti, indagati e no. Perché? È forse pensabile che tutto questo non avrà dei riflessi? Sembra verosimile che tutto questo non finirà per condizionare e intossicare maledettamente la vita e l’attività consiliare? Corrotto, dunque, questo Consiglio Comunale. Corrotto nel suo significato, nella sua ragion d’essere istituzione che favorisce e sviluppa la dialettica democratica (Costituzione alla mano).
E nonostante tutto, a loro, sembra dire il Sindaco, non importa più di tanto. “Fa parte del gioco”. Già, un gioco al massacro. Al massacro della democrazia. Qui, in Modugno.
PS - E insiste.
L’autosospensione come “atto d’amore per salvaguardare l’immagine del Partito Democratico“.
E qui mi incarognisco. Se l’autosospensione dal partito serve a salvaguardare l’immagine di un partito, a fargli ritrovare una verginità evidentemente compromessa da un’inchiesta, logica vuole che la mancata autosospensione dalle cariche pubbliche non salvaguarda l’immagine delle stesse. Cioè, le figure istituzionali del sindaco e dei consiglieri sarebbero, allo stato dei fatti, vilipese e pervertite dalle persone che le abitano. Se il Partito Democratico si ricuce la passera, le istituzioni cittadine possono invece squadernarla serenamente, felici e contente di mostrarla tutta sconciata? ns
16 Nov 2011 Nicola 0 commenti
26 Ago 2011 Nicola 0 commenti
08 Ago 2011 Nicola 0 commenti
04 Lug 2011 Nicola 0 commenti
Mi chiamo M. G., ho 40 anni e amo la mia città.
A Modugno vivo da sempre con la mia famiglia, mia moglie e 2 bambini, qui ho i miei affetti. Per loro voglio una città migliore.
L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti.
22 Giu 2011 Nicola 0 commenti
[…] ci accorgiamo qual è la vera causa del fallimento delle rivoluzioni: è di presumere di trasferire l’idea rivoluzionaria dall’alto in basso e, quindi, non di assecondare la coscienza degli oppressi, ma di manipolarla, di integrarla. Il fallimento dell’idea leninista della rivoluzione è qui: la coscienza rivoluzionaria è propria di un partito, di un’élite che la trasmette alle plebi. Invece, Silone appartiene a quella schiera di falliti, ma di perennemente risorgenti, che dice che la coscienza rivoluzionaria è interna agli oppressi. Gli oppressi la devono esprimere, sono loro che portano in sé la cultura alternativa. Quindi è chiaro che un intellettuale, diciamo, gramscianamente, organico agli oppressi non è uno che si fa il portavoce dell’élite intellettuale del partito; è uno che interpreta maieuticamente la coscienza degli oppressi […] Silone è parente degli uomini inediti, di coloro che, appunto, vivono con tutti i propri fallimenti e con tutti i propri compromessi. La sua fu un’invincibile fedeltà alla propria origine, da intendere non solo in senso anagrafico ma nel senso assiologico […]
Ernesto Balducci
13 Giu 2011 Nicola 0 commenti
Eppure, eppure, eppure … Una cosa che mi preme segnalare è che l’astensione, soprattutto in caso di referendum abrogativo, è una opzione del tutto valida, conforme, sensata. E allo stesso modo lo è una campagna che abbia come obiettivo il non raggiungimento del quorum. Lo sanno bene in dottrina e possono confermare molti costituzionalisti (quasi tutti) che qui non si tratta di sottrarsi a un dovere civico bensì di rigettare un dispositivo di consultazione elettorale (più precisamente, di democrazia diretta) che costringe ad una scelta binaria (tra due soluzioni alternative), secca e senza sfumature, su un oggetto – il testo di legge - facilmente manipolabile prima della sua sottoposizione al corpo elettorale – tramite taglia e cuci del medesimo testo, per esempio -, e facilmente manipolabile dopo – dai soggetti partitici, per esempio, che s’impancherebbero ad autentici interpreti della volontà popolare, qualunque sia l’esito referendario.
09 Giu 2011 Nicola 0 commenti