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minimi sistemi

l’avamposto

Coltivo il sogno di un mio discorso a Ratisbona nel quale espongo il modellino politico da me coniato e ne illustro le positive ricadute sul piano sociale e spirituale. Ecco che sottoposto al vaglio mio medesimo mi pare proprio un programmino ben fatto: scorbutico per pochi (questo è inevitabile) ma di pronta beva per i molti che sono gli esclusi. Certo, questo progetto ha bisogno di essere integrato ed anche il sottoscritto si rende conto della necessità di allestire un tavolo al quale partecipino dei ‘volenterosi’ con lo scopo di pervenire alla migliore definizione possibile dell’area di esclusione. Nel passo successivo a questo lavoro preliminare per così dire di recinzione, un  gabinetto per questo formatosi dovrà essere impegnato nella individuazione dei più idonei punti di rottura nella recinzione così definita al fine di consentire opportuna regolarità  nel flusso in entrata e in uscita per la piena realizzazione dei ‘nostri ideali’. CHE SIANO RAGGIUNTI GLI ALTRI DALLO STESSO TRATTAMENTO RISERVATO A TE PER COSì TANTO TEMPO. Asetticamente, senza rancore, così che almeno io smetta di latrare alla sconcia Italia.

Adesso si risolva questo scherzetto o gioco o PARADOSSETTO DEL DISADATTATO (novello Dilemma del Prigioniero come messa a frutto dei miei antichi studi d’economia e commercio): Se, per amore dell’ideale da me propugnato, dovendo regalare ad un disadattato un mondo finalmente adatto a lui sono costretto a disadattare appunto il mondo …, allora che abbiamo fatto=?

Si raccolgono qui vostre adesioni e soluzioni.

Presto si potrà scaricare anche il software del (nel) gabinetto.

p.s. nel frattempo l’Emerito perì, portandosi le sue segretuccia nella tomba come si porta una tenia nelle trippule, e già il mio sogno era in frantumi.

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delirio ferragostano: un’idea per la Giustizia

Fondarla sul comportarsi con gli altri allo stesso modo in cui vorresti gli altri si comportassero con te? O non piuttosto farla risiedere nella possibilità che altri siano finalmente raggiunti dallo stesso trattamento riservato a te per così tanto tempo, magari adottando all’uopo un progetto politico basato su una pianificazione asettica, spersonalizzata e quindi emendata da sentimenti di rivalsa o rabbia? Vi sembra una barbarie? No. A me no. Anzi la via empirica del far provare ad altri ciò che si è dovuto subire per colpa di altri, che non giunga certo alla giustificazione della pena di morte (perché questo è il rischio), e dunque con raffinatissimo metodo politico, mi sembra alla fine della fiera l’unico modo di schiaffare ‘n capa al mondo l’idea di Giustizia.

E con questa considerazione ho zittito in un colpo solo la parte evangelica in me e un’annosa mia inquietudine per il nobel a Sen.

Andate in ferie. Prosit.

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Disegnetto meduneo

La musogonia modugnese volge al clamore d’un epos de’ fognoli: la sistemazione idrica cui “eroicamente” pervenne al crepuscolo del 2010 - nonostante l’azione cospirativa di un’urbanistica pastrugnatrice guidata per anni da giove congestionatore, coi ben noti risultati di edilizia perniciosa e circolazione automobilistica demenziale alquanto. Tutto ciò mentre si locupletavano le finanze dei costruttori e la vita gli scivolava dolcemente sottoculo e senza gran livore dei soliti pezzenti elettorali. Eppure già dal pleistocene inferiore la fognatura pluviale era già bella che sistemata, con tutte le acque ben inalveate in una testimonianza dell’antiqua azione erosiva osservabile ancor oggi nelle grandi incisioni della roccia calcareo-tufacea, cioè a dire nell’evidenza di inghiottitoi, lame e canaloni. Dalla natura, in altre parole, c’era solo da imparare e non già mettersi a contraddirla regolarmente credendo di colmare le sue falle. Si è ritenuto di ingorgare la bellezza di gravine e cave nella smania di riempire ogni buco. Questa l’essenza dell’industrialesimo meridionale. Fenomeno che nello scodellamento incessante di nubi letali potrebbe essere ascritto a una singolarissima forma di dipendenza battezzabile tossicomania per conto terzi. Curioso che tutto ciò avvenga in una modugnesità di cornice perfettamente in sintonia col sedicente federalismo leghista: ragioni del territorio che involvono – non diversamente dal secessionismo padano – in provincialismo belluino, degenerano cioè in anarchismo da cortile appena contemperato da certo pianerottolismo balzellare. A guardar meglio poi tra le trippe e le medulle di cotesta cittadina si ricava come l’impressione di una spaventevole fistola in succhio dell’invidia, cosa che ovviamente macera e mantrugia anche i cervelli più fini saliti alla consiglierìa comunale, impegnati a posar la chiappa nel bel mezzo di un mercoledì sullo scranno posto alla confluenza tra Alterigia e Cupidigia, e una darsena di complotti a portata di culo (degli altri). E le consorti dai delicati lardelli, esemplari di donne di elevato sentire, a scovare presso “Tegumenti preziosi”, quei poliedri gemmanti che consentano loro l’esibizione di un più squisito sentire, per defungere a sera con la capa persa nella museale scrittura di “Nuovi Tegumenti”, credendo di rifulgere così pure anche nei propri breloques intellettivi, mentre nell’altra stanza badanti ucraine restano impegnate a spolverare la santità dei lari domestici e restituire splendore al tabù dei deretani più decrepiti e immerdati.

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sisifeide

la lingua non si staglia sullo scrimolo per proclamare la sua costernazione abbaiando alla sconcia italia. ci arriva appena, spolmonata e ascetica, sfiancata dalle impervie rampe. slombata la lingua che impara a “morire in bici”. s’acceca e si spaura quando che è al sommo, sicché la vertigine la ributta indietro. ricacciata giù per lo stesso versante appena scalato, tutta rovesciata e rattorta, ellalingua riattacca l’erta del dire le cose, ora anfanando ora cantando, quando imbestiando quando ricamando, ma sempre alla caccia della migliore adesione alla realtà (andata in fuga). non ha il gusto della pesca nel torbido perché non è ruffiana né cialtrona né puttana. la mia lingua. RAVB era cognazione d’affetti coi via di testa. e lo stesso l’Anaconda. sarà per il pessimismo di una visione della vita in salita ma almeno è costretta a ricercare la migliore funzione espressiva dei mondi che sceglie di narrare. ben altro che scrivere per mondadori! nevvero, saviano? nevvero, piccole editrici autodistruttive, fresche fresche del nuovo imperativo di mimesi mondadoriana?
nel momento in cui la lingua raggiunge la vetta sa che ha appena un attimo per gridare la sua invettiva congestionata, che poi non ha più tempo e deve rotolare giù a “svolgere il compito cui è stata chiamata” (direbbe qualcuno).
che fa lo scrittore, ancorché scrittore civile? non affronta l’arte di dire le cose, bensì l’erta di dire le cose.
e scusate se sono nicola sacco

le torsioni dell'anaconda, letteraria, minimi sistemi

le intrusioni sensoriali dei morti

a voler tradurre la realtà “contro” le versioni mediatiche devo ammettere, visto il mio momento hegeliano, che il riformismo ottusamente perseguito dal partito democratico, con pertinacia solo apparentemente contraddittoria rispetto alla comune percezione di un soggetto politico amorfo e privo di identità e paralizzato da reticenze e assordanti silenzi, è il frutto più gustoso della politica italiana. il piddì, lui sì, nelle sue varie espressioni e nella storicizzazione dei modi assunti di volta in volta, una stagione politica dopo l’altra, è coerente come solo il personaggio di una tragedia può essere. e pazienza se, inscritto in un destino a cui non ci si può sottrarre, corre a rompicollo verso la sua estinzione. certi flippati e sciroccati di cervello, che dialetticamente agiscono dentro e fuori la creatura veltroniana, ne condividono la medesima sorte.

non può non essere così.

sono serio come serio se non addirittura sacro considero il motivo dell’amorevole cura per i morti.

letteraria, minimi sistemi

desiderata platea

Approdo di demenza della nave dell’amore in un disegnetto brianzolo-italiano:

“La prossimità nonché il commercio delle genti e’ son grandemente appetiti dai vanitosi e da tutti quelli cui natura ha devoluto un temperamento narcissico: (indebitamente ritenuti sociali e lodati come tali). Della società non gliene importa un cacchio: e vi si destreggiano secondo la brama e la tecnica centripeta del più puro egoismo. Ma vogliono gli altri, li vogliono vicini e fisicamente presenti: e di una cotal presenza godono, godono: perocché la straripante carica erotica del loro narcisismo ovvero auto-erotismo ella necessita di una adeguata parete di rimbalzo cioè superficie di riflessione: di uno specchio grande, in poche parole. Gli umani funzionano per loro da specchio psichico: e, se essi talora li amano, soltanto li amano in quanto specchio lusingatore. Salotti, alberghi, piroscafi, e monti e spiagge balnearie e marciapiedi dell’avenida e caffè ne vanno in rigurgito di cotestoro: e dovunque ne incontri.

Il meccanismo autoerotico allogasi, qual più qual meno, in tutte le anime: nelle più ritenute  e modeste, nonché nelle ciarliere ed ingenue: come quelle del garzone del parrucchiere andaluso, venuto e trasmigrato dalle lontane sierre verso la sua straordinaria speranza.

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Nomen omen – ma funesto presagio

Un capabbascio terrificante è quello che ha preso la politica. Lo testimonio dall’osservatorio pugliese dove impazza il metodo “onomastico”. Mi spiego: uno dice mi ricandido perché ho fatto bene, un altro dice non mi avrete se si candida quello che si è autoricandidato, e il perché mica lo dice, basti sapere che si chiama Vendola; quindi Casini mai con Vendola, senza spiegare le ragioni del veto; analogamente predica Zazzera: no a Vendola per via di Tedesco – una solfa ripetuta fino alla dolenzia epididimale di tutto l’elettorato italovaloriale, non prettamente un ragionamento politico. Via, si può fare di più; allora si tira fuori il nome del sindaco di Bari Emiliano, perché Emiliano è Emiliano, un michelone grande e grosso, quale miglior nome questo territorio potrebbe mai esprimere per contendere a Nikita la liderscìp della coalizione dicentrosinistra senzaspazio tra la di e il centrosinistra? Countinua a leggere »

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Le sentite feste della caldaia

“Mi scusi, vuole accettare questo biglietto da visita?”

Me lo porge con delle dita lunghissime. Mi ricordano la mano dell’uomo più alto del mondo.

Leggo: Guidalberto Maria Lassandro; e subito sotto: Protempore Azzecacarbugli. Proprio così.

Gli chiedo se è uno scherzo.

No, no. Lui risolve problemi, dice. “Sono un esperto di ex legis, inps, ius primae noctis.” Countinua a leggere »

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“una sigaretta alla fine dei pasti…”, “fine del pastoo?!”

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mumble mumble

“Ma chi tocca Kafka, chi tocca Beckett, muore alla politica, è inutile che rifletta sull’uomo in quanto zoon politikon.” Questo afferma Alfonso Berardinelli recensendo Hamletica di un Massimo Cacciari indeciso a tutto.

Ora, non vorrei imbarcarmi in una cosa troppo più grande di me, e allora mi limito a porre ingenue domandine: ma Pinter flirtava con Beckett o no? Si può dire che Pinter sia stato uno degli esiti di Beckett? E la riflessione politica, vista la sua biografia intellettuale e civile, non è proprio uno degli approdi di Harold Pinter?

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