Archivi per la categoria 'minimi sistemi'

minimi sistemi

Nomen omen – ma funesto presagio

Un capabbascio terrificante è quello che ha preso la politica. Lo testimonio dall’osservatorio pugliese dove impazza il metodo “onomastico”. Mi spiego: uno dice mi ricandido perché ho fatto bene, un altro dice non mi avrete se si candida quello che si è autoricandidato, e il perché mica lo dice, basti sapere che si chiama Vendola; quindi Casini mai con Vendola, senza spiegare le ragioni del veto; analogamente predica Zazzera: no a Vendola per via di Tedesco – una solfa ripetuta fino alla dolenzia epididimale di tutto l’elettorato italovaloriale, non prettamente un ragionamento politico. Via, si può fare di più; allora si tira fuori il nome del sindaco di Bari Emiliano, perché Emiliano è Emiliano, un michelone grande e grosso, quale miglior nome questo territorio potrebbe mai esprimere per contendere a Nikita la liderscìp della coalizione dicentrosinistra senzaspazio tra la di e il centrosinistra? Countinua a leggere »

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Le sentite feste della caldaia

“Mi scusi, vuole accettare questo biglietto da visita?”

Me lo porge con delle dita lunghissime. Mi ricordano la mano dell’uomo più alto del mondo.

Leggo: Guidalberto Maria Lassandro; e subito sotto: Protempore Azzecacarbugli. Proprio così.

Gli chiedo se è uno scherzo.

No, no. Lui risolve problemi, dice. “Sono un esperto di ex legis, inps, ius primae noctis.” Countinua a leggere »

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“una sigaretta alla fine dei pasti…”, “fine del pastoo?!”

letteraria, minimi sistemi

mumble mumble

“Ma chi tocca Kafka, chi tocca Beckett, muore alla politica, è inutile che rifletta sull’uomo in quanto zoon politikon.” Questo afferma Alfonso Berardinelli recensendo Hamletica di un Massimo Cacciari indeciso a tutto.

Ora, non vorrei imbarcarmi in una cosa troppo più grande di me, e allora mi limito a porre ingenue domandine: ma Pinter flirtava con Beckett o no? Si può dire che Pinter sia stato uno degli esiti di Beckett? E la riflessione politica, vista la sua biografia intellettuale e civile, non è proprio uno degli approdi di Harold Pinter?

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Ma cos’è la libertà

Se è abbastanza chiara la concezione che Berlusconi ha del corpo delle donne e della donna stessa, lo stesso non si può dire dei leader del PD. Sarà mica perché di qua ci sono troppe Bindi in circolazione che si negano col secco rifiuto : “Presidente, io non sono una donna a sua disposizione!”, che i vari Marrazzo poi si buttano sui trans? Countinua a leggere »

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Noi tutti stammo

noi tutti stammo in pericolo di vita a modugno
bisogna stare attenti io mi preocupo assai i
sto in pericolo tutti sanno in pericolo non
andate in giro nelle campagne di modugno e
pericolo anonimo

minimi sistemi, sapide freddure

Quando uno è capacchione

Bisognerebbe applaudire fino a spellarsi le mani ogni volta che Daniele Capezzone si sia cimentato nelle sue dichiarazioni, approvare la sua assertività, encomiarne la grande professionalità. Solo così può essere spiegato l’uomo: estrema professionalità. È stato chiamato a svolgere il ruolo di portavoce del Popolo della Libertà. E lui quello fa. Con grande preparazione, serietà e impegno.

Avercene.

minimi sistemi, sapide freddure

nonostante tutto

quel che si dice sul nostro presidente messo in mezzo

 nel torello

 dei giornali

 nel tornello

 d’avanzo

che nol vuole più al comando

io dico

di colui che è al timone

non è un ganzo

ma semmai

con rispetto parlando

 BERLUSCONI E’ UN RICCHIONE!

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Prima delle protesi e dei caballeros

Il mare di pettegolezzo antico è lontano una manciata di chilometri. Ma il pettegolezzo informa tutta la provincia, dove non si è mai stati abituati a dire la verità neppure sulle piccole cose. Ecco perché si diffida sempre, si diffida anche dell’onestà e delle passioni spassionate, disinteressate, reputandole travestimenti del solito tornaconto personale. Per conseguenza si cresce storti, nutrendosi di argomenti contorti, si viene su doppi e vili, ferocemente capaci di svilire l’opera buona. Pettegoli e miscredenti di qualunque benemerenza. Niente a che vedere con un salutare scetticismo o con una certa accortezza critica sui fenomeni del mondo. E su tutto una religiosità esteriore, buona per svoltare ogni cosa, ogni tragedia, ogni evento, in processioni e liturgie e celebrazioni. La vita manca, asfissiata dal cattolicesimo di facciata.

Tragedia non v’è mai. Nonostante il dramma della vita quotidiana.

Sentimenti urlati, come in caso di lutto, ma mai veritieri, mai che siano di quelli che innescano una reazione. Inerzia del sud. Gliela devo raccontare io a Bossi, anche se non se la merita. L’aria è satura di fiori che marciscono al caldo e dell’odore di popolo creato, nonostante tutto.

La libertà è una vertigine, e perciò, per non subirne i giramenti di capo e per non vomitare a nastro, la si appalta alla borghesia burocratica e ai preti. E si finisce col cappello in mano su antichi cisternoni seminterrati, sulle cui lisce e biancheggianti pietre sfileranno i politici per le loro autoconsacrazioni; si vegeta in perenne soggezione dei potenti distributori della carta bollata, delle certificazioni e delle raccomandazioni; oppure in inutile adorazione dei cristi illividiti sulla croce o delle addolorate fazzoletto paracolpi in mano. La parte migliore di tutta questa devastazione è che può capitare di mancare la tragedia anche per una certa capacità di commedia, cioè per un’infinita capacità di recupero. Possono: degradarsi il centro storico, sconocchiarsi le antiche mura, erigersi sputatori di veleni, immerdarsi le periferie, strozzarsi le viabilità, involgarirsi gli uomini, immignottirsi le donne (sempre onorevolmente, attenzione!), imminchionirsi i vecchi alle panchine sudice. Può terrificarsi un mondo, ma ci sarà sempre qualcuno a dire: eeeh, campe ‘u verme sotte o’chiancone …

È il trionfo del CANTACHETIPASSISMO. Nella rovina e nella bruttezza LA NOSTRA GRANDEZZA.

minimi sistemi, sapide freddure

Los dos caballeros

Qualche volta si possono perdere le tracce di Berlusconi. Le perdono i giornalisti e forse anche il Viminale. Le si perdono per colpa di quel suo mal di schiena, costretto in qualche centro benessere rigorosamente segreto. Eppure qualcuna lo ha visto, in elicottero, atterrare in un campo tra i mandorli. Diretto in una masseria-trullo della Valle d’Itria. Le stesse depositarie della visione, inventerebbero e, quel che pare più incredibile, ostenterebbero, visitate da non si sa quale demone della vanità, trascorsi di convegni carnali col nume. Visitate dal demone e dall’unto. Donne sposate e dabbene che non temono disistima né del marito, né dei figli, né della abituale cerchia di amici e conoscenti, perché anzi prescelte, elette. Questo segno d’elezione che contraddistingue l’intrattenimento sessuale col nostro capo del governo da una qualunque porca scopata col manzo che viene a rifarti il lastrico solare è il vero incantamento italiano che mette al riparo certe signore dall’ignominia della prostituzione più bassa. Un incantamento che trasforma una spregevole bagascia in escort, con un ribaltamento semantico che ha dell’incredibile e che nessuno osa far notare. Sarà il cattolicismo angustiante, ma se sei raffinata, con gusto, modi, stile, classe, canto e artista della manucaptazione, puoi farlo per soldi o per un gettone di presenza: ti chiameranno escort, e il passo futuro ti vede dipingere tazzine e paraventi. Se semplicemente ti prude la fregna, sei una squallida puttana. E mi sembra un segno questo che accomuna più di ogni altro l’evo berlusconiano al ventennio fascista. Il famigerato momento in cui dittatura mussoliniana e berlusconismo si toccano e risultano quanto mai vicini è l’accoppiamento del capo. Il decisivo momento in cui i due cavalieri s’ingroppano.

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