Archivi per la categoria 'minimi sistemi'

minimi sistemi, sapide freddure

Quando uno è capacchione

Bisognerebbe applaudire fino a spellarsi le mani ogni volta che Daniele Capezzone si sia cimentato nelle sue dichiarazioni, approvare la sua assertività, encomiarne la grande professionalità. Solo così può essere spiegato l’uomo: estrema professionalità. È stato chiamato a svolgere il ruolo di portavoce del Popolo della Libertà. E lui quello fa. Con grande preparazione, serietà e impegno.

Avercene.

minimi sistemi, sapide freddure

nonostante tutto

quel che si dice sul nostro presidente messo in mezzo

 nel torello

 dei giornali

 nel tornello

 d’avanzo

che nol vuole più al comando

io dico

di colui che è al timone

non è un ganzo

ma semmai

con rispetto parlando

 BERLUSCONI E’ UN RICCHIONE!

minimi sistemi

Prima delle protesi e dei caballeros

Il mare di pettegolezzo antico è lontano una manciata di chilometri. Ma il pettegolezzo informa tutta la provincia, dove non si è mai stati abituati a dire la verità neppure sulle piccole cose. Ecco perché si diffida sempre, si diffida anche dell’onestà e delle passioni spassionate, disinteressate, reputandole travestimenti del solito tornaconto personale. Per conseguenza si cresce storti, nutrendosi di argomenti contorti, si viene su doppi e vili, ferocemente capaci di svilire l’opera buona. Pettegoli e miscredenti di qualunque benemerenza. Niente a che vedere con un salutare scetticismo o con una certa accortezza critica sui fenomeni del mondo. E su tutto una religiosità esteriore, buona per svoltare ogni cosa, ogni tragedia, ogni evento, in processioni e liturgie e celebrazioni. La vita manca, asfissiata dal cattolicesimo di facciata.

Tragedia non v’è mai. Nonostante il dramma della vita quotidiana.

Sentimenti urlati, come in caso di lutto, ma mai veritieri, mai che siano di quelli che innescano una reazione. Inerzia del sud. Gliela devo raccontare io a Bossi, anche se non se la merita. L’aria è satura di fiori che marciscono al caldo e dell’odore di popolo creato, nonostante tutto.

La libertà è una vertigine, e perciò, per non subirne i giramenti di capo e per non vomitare a nastro, la si appalta alla borghesia burocratica e ai preti. E si finisce col cappello in mano su antichi cisternoni seminterrati, sulle cui lisce e biancheggianti pietre sfileranno i politici per le loro autoconsacrazioni; si vegeta in perenne soggezione dei potenti distributori della carta bollata, delle certificazioni e delle raccomandazioni; oppure in inutile adorazione dei cristi illividiti sulla croce o delle addolorate fazzoletto paracolpi in mano. La parte migliore di tutta questa devastazione è che può capitare di mancare la tragedia anche per una certa capacità di commedia, cioè per un’infinita capacità di recupero. Possono: degradarsi il centro storico, sconocchiarsi le antiche mura, erigersi sputatori di veleni, immerdarsi le periferie, strozzarsi le viabilità, involgarirsi gli uomini, immignottirsi le donne (sempre onorevolmente, attenzione!), imminchionirsi i vecchi alle panchine sudice. Può terrificarsi un mondo, ma ci sarà sempre qualcuno a dire: eeeh, campe ‘u verme sotte o’chiancone …

È il trionfo del CANTACHETIPASSISMO. Nella rovina e nella bruttezza LA NOSTRA GRANDEZZA.

minimi sistemi, sapide freddure

Los dos caballeros

Qualche volta si possono perdere le tracce di Berlusconi. Le perdono i giornalisti e forse anche il Viminale. Le si perdono per colpa di quel suo mal di schiena, costretto in qualche centro benessere rigorosamente segreto. Eppure qualcuna lo ha visto, in elicottero, atterrare in un campo tra i mandorli. Diretto in una masseria-trullo della Valle d’Itria. Le stesse depositarie della visione, inventerebbero e, quel che pare più incredibile, ostenterebbero, visitate da non si sa quale demone della vanità, trascorsi di convegni carnali col nume. Visitate dal demone e dall’unto. Donne sposate e dabbene che non temono disistima né del marito, né dei figli, né della abituale cerchia di amici e conoscenti, perché anzi prescelte, elette. Questo segno d’elezione che contraddistingue l’intrattenimento sessuale col nostro capo del governo da una qualunque porca scopata col manzo che viene a rifarti il lastrico solare è il vero incantamento italiano che mette al riparo certe signore dall’ignominia della prostituzione più bassa. Un incantamento che trasforma una spregevole bagascia in escort, con un ribaltamento semantico che ha dell’incredibile e che nessuno osa far notare. Sarà il cattolicismo angustiante, ma se sei raffinata, con gusto, modi, stile, classe, canto e artista della manucaptazione, puoi farlo per soldi o per un gettone di presenza: ti chiameranno escort, e il passo futuro ti vede dipingere tazzine e paraventi. Se semplicemente ti prude la fregna, sei una squallida puttana. E mi sembra un segno questo che accomuna più di ogni altro l’evo berlusconiano al ventennio fascista. Il famigerato momento in cui dittatura mussoliniana e berlusconismo si toccano e risultano quanto mai vicini è l’accoppiamento del capo. Il decisivo momento in cui i due cavalieri s’ingroppano.

minimi sistemi

La protesi

“Per ottenere i migliori risultati è essenziale impiantare la protesi il più possibile in posizione anatomicamente corretta. Le protesi modulari, attraverso l’utilizzo di colli che agiscono sulle tre variabili spaziali, consentono il ripristino della corretta anatomia articolare anche in quelle situazioni in cui questa è completamente sovvertita.”

 

Fatti il segno della croce all’ammerse (a rovescio), questo è il panorama: circoli della birra tra la libertà e la madonnella (sono due quartieri di Bari) per raccattare voti, ville in faccia al mare a Giovinazzo (dove festeggiare), ospedali ed asl per gli affari, via Capruzzi per andare a posar le chiappe alla Regione. Ecco la nuova mappa del potere nel capoluogo pugliese.

I vari Gian Paolo Tarantini e le bellezze solatìe come Patrizia D’Addario o Barbara Montereale sono, da un punto di vista antropologico, baresi della più bell’acqua: cresciuti all’ombra della diffidenza e dell’agonismo mercantile, al solleone dell’ostentazione de’ pesciaioli, ammiratori dei potenti e di quello che i potenti ammirano, prima di diventare potenti essi stessi, prosseneti ed escort. Con loro la questione meridionale, il riscatto e l’emancipazione da atavici servaggi sono ridotti a una pallida reminiscenza. Conoscono una sola libertà, molto terradibari, quella di sderenarsi tra consimili. Perché cresciuti a pane e furbate, nel mito dell’astuzia continua e anche in una certa ferocia del volere perito il nemico, convinti che nemico sia chiunque non gli si allei. Alleanze, tra l’altro, immancabilmente a geometria variabile. Ma pur sempre gregari, costretti al dispositivo inalatore (tra le froge o in mezzo alle jambe), capaci di andare oltre le intenzioni del loro protettore supremo, compiacendolo e compartecipandolo. Maestri in protesi, s’edificano un’intera protesi di vita, in mancanza di una loro per l’appunto, e i residui, le scorie, gli scarti delle loro fabbrichette diventano i ginocchi e le anche dei poveri cristi, difettati all’origine, turlupinature di ’sti borsaneristi di articolazioni e di fica. Roba che viene voglia di custodire gelosamente le proprie manchevolezze, cioè le proprie verissime amputazioni, moncherini che possono venire buoni per una masturbazione tra reietti, epperò autenticissima ed eroticissima, mica farlocca e compulsiva come quelle altre sulla linea Palazzo Grazioli - Villa La Certosa. Linea sulla quale pare che il nuovo ritrovato sia una figa di legno che scorre su mazza in polietilene.
Curioso come alla neurochirurgia del Policlinico di Bari una delle protesi più richieste (o forse più imposte dai primari e professori, già sotto i riflettori come famelici baroni) fosse lo stabilizzatore della colonna vertebrale. Costo, pare, fino a trentamila euro. Etticredo che la spesa sanitaria regionale finisce fuori da ognigraziadiddio.
Questi sistematori e raddrizzatori delle ossa degli altri quale contrappasso meriterebbero?

minimi sistemi

la Puglia prima di tutto

Il vetro in frantumi che è l’Italia secondo Scalfari

ma i frammenti modugnesi non fanno che replicare una sola immagine

 

BASTA CON L’IPOCRISIA

(recita lo stesso manifesto)

Poco male per arredo urbano e necrologi.

Però sui cassonetti ci sta proprio ‘a piccione’.

 

 

minimi sistemi

altri spot, minimi sistemi

A chi tutto e a chi niente

         

Rosario Crocetta, sindaco di Gela (CL) Pino Rana, sindaco di Modugno (BA)

minimi sistemi

Le affinità elettive

Anche per dare un senso alla mia rubrica minimi sistemi, riporto qui un intervento di

Gaetano Ficarella

“Nel momento di massimo degrado della politica uno spiraglio di luce ci arriva dal web, l’unico luogo incontrollabile e almeno per il momento incontrollato, nel quale si può continuare a dire quello che si pensa.
Per un cittadino che mai si sarebbe avvicinato alle logiche perverse delle spartizioni, per i teorici solitari e i rivoluzionari in provetta leader nel proprio bicchiere d’acqua, è il momento di uscire allo scoperto e riappropriarsi di un ruolo scippato dai vecchi professionisti della poltrona.
Così come sostenuto dal raggio più luminoso di quello spiraglio, Beppe Grillo, per riappropriarsi della cosa pubblica si deve partire dal gradino più basso: dai comuni.
Alla vigilia delle consultazioni provinciali ed europee, il Sindaco di Modugno, che guida una coalizione formata da PD, UDC, IDV e Rifondazione, decide di correre con l’UDC, quindi uno dei partner politici, per una poltrona nell’Ente territoriale. Niente di strano se non fosse per il fatto che all’epoca della elezione di Rana, l’UDC faceva parte dello schieramento opposto.
Inutile dire che il PD, sostenitore storico del primo cittadino, gioca il ruolo del “cornuto e mazziato” in una classica storia da prima repubblica.
E la bastonata è così forte che i suoi esponenti ancora barcollano e fatigano, giustamente, a riorganizzarsi. Può succedere, alla pari di una qualsiasi relazione anche sentimentale, di essere colti impreparati da un voltafaccia inatteso.
L’IDV, portatore elettivo dei geni per una nuova politica, non si esprime, almeno ufficialmente. Lo fa solo tramite ufficiosi dispacci di esponenti, anche di primo piano, che, evidentemente, non trovano una unanimità interna di vedute.
Tirando le somme, direi, al contrario, che con le logiche fin’ora usate dai nostri rappresentanti, non ci si dovrebbe sentire traditi e quindi non dovrebbe esserci spazio per la rabbia, il risentimento e tutte quelle emozioni che non fanno parte della politica. Chi va per questi mari..
Non è la prima volta che assistiamo a virate personalistiche di amministratori eletti con un preciso mandato e da una precisa parte politica, e non sarà l’ultima se al gioco non si daranno delle regole nuove che tengano conto della moralità e dell’etica, concetti troppo spesso trascurati in questo campo.
Credo sia arrivato il momento di ritrovare un linguaggio comune tra gli interlocutori privilegiati, includendo tutta la cosiddetta sinistra radicale, basato su un codice etico fatto di poche, ma chiare, regole a garanzia degli interessi della collettività che invece considera tranquillamente, ora più che mai, la politica una branca della criminalità organizzata o, nella migliore delle ipotesi, della delinquenza comune.
Chi di noi, semplici cittadini, affiderebbe le proprie chiavi di casa a un poitico?
Riorganizzarsi con le regole etiche permetterebbe ragionamenti lucidi e condivisi sugli scenari possibili che questa candidatura comporterebbe, con conseguenze dirette sulla durata della vita dell’attuale Amministrazione.
Se la parte di coalizione “tradita” (o sedotta e abbandonata se preferite) dovesse ritenere finito quel rapporto di fiducia (e così dovrebbe essere vista la lettera del Segretario del PD Gatti) che andava avanti da anni, avrebbe il dovere morale di negare, oggi, il proprio appoggio al Sindaco, senza indugiare oltre, anche perché con la eventuale conquista del seggio provinciale la figura del nostro primo cittadino ne uscirebbe molto rafforzata e a quel punto sarebbe improbabile che alcuni dei nostri ammaliabili consiglieri possano resistere al fascino di un uomo lanciato nelle alte sfere della politica.
La mia modesta opinione è che se il Partito Democratico fosse interessato ad acquisire una credibilità nello scenario attuale e sopratutto futuro, per cercare di interrompere quel trend che lo vede protagonosta al negativo di una emorragia di consensi da assenza d’identità, non dovrebbe occuparsi del tamponamento contingente o dell’ostruzionismo, ma decidere eticamente la conclusione immediata del rapporto, di fatto già avvenuta, e l’inizio di una nuova epoca di cambiamenti che tengano conto della questione morale e delle reali affinità elettive con compagni di viaggio affidabili”.

la miglior vendetta, minimi sistemi, sapide freddure

A defibrillatore ancora caldo

IMPORTANTE AGGIORNAMENTO DEL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’.

Può anche darsi che abbia gli stessi, beceri sospetti manifestati nelle ultime quarantotto ore dai camerieri del centrodestra. Solo che io gongolo. La mia conclusione è, infatti, fortemente agli antipodi di quella sottocultura:

LA DEMOCRAZIA, O COME DIAVOLO SI CHIAMA O QUEL ZINZINO CHE NE RESTA, SALVATA IN EXTREMIS DAI MEDICI.

Per ora.

Questo sul piano civile.

« Prec. - Pross. »