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fiducia

da SUDCRITICA un pezzo molto bello sul mio paese con corredo di sensazioni nelle quali mi rispecchio molto http://www.sudcritica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=647%3Ale-parole-e-la-piazza&Itemid=1

le torsioni dell'anaconda

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Al mattino, Seba, il serpentone lo vide formarsi e cominciare a scorrere molto lentamente. Le spalle che portavano la bara con Beatrice dentro, lungo il corteo funebre che avrebbe dovuto depositarla nelle fauci della chiesa del Purgatorio, erano quelle del marito di Beatrice, del figlio, di un paio di nipoti tra i più prestanti, di uno delle pompe funebri che si era dato un gran da fare nel portare, smistare, spostare e allineare cuscini di anturium, crisantemi, rose, gigli, orchidee, sterlizie, agghindati di nastri su cui si potevano leggere i cognomi del parentado, delle famiglie, degli amici, delle famiglie amiche e delle cosche che a quel giorno di lutto volevano partecipare stringendosi attorno ai familiari e avvicinandosi al loro dolore con quei musi floreali. L’ultima spalla, di fianco a quella del ragazzo della INUMANA, era quella del costruttore Felice Sblendorio.

“Che hai fatto per il furgone?”, chiedeva l’inumano a Felice.

“Sono andato a recuperarlo.”

“Ma no.”

“Ma sì, invece.”

Intanto la bara ondeggiava e sobbalzava sulle loro spalle, talvolta anche picchiando gli omeri dolorosamente.

“Tenevo dentro tutto il materiale. Strascedde, mastelle, due flessibili, un distanziometro. Che dovevo fare?”

“Sapevi già a chi andare?”

“Sapevo a chi rivolgermi, sì.”

“E hai ritrovato tutto?”

“Tutto, ci devo rimettere solo qualche danno al furgone.”

“Solo?”

“E ma che ti credi? Quelli volevano essere pagati.”

“Ah, un’estorsione?”

“Come quelle che fate voi.”

Ridacchiarono entrambi.

“Però, se prendo a quello che penso li abbia mandati a rubare il furgone …”

“Sai chi può essere?”

“Ho un sospetto … sul mio ex socio.”

“Beh, se lo prendi che fai?”

“Deve dire grazie che stanno Marisa e Carmela.”

“Sennò che gli fai?”

“Gli zompo la capa.”

altri spot, letteraria

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Ne aveva consumato, Seba, di inchiostro a ricostruire tutto il sistema di potere del Cav. Sblendorio, sistema che nel frattempo s’era enormemente esteso e non se ne vedevano i confini: era partito con un furgone carico a mastelle, flessibili e distanziometri, glielo avevano rubato, lo aveva recuperato e da quel momento, momento di svolta nella sua vita, come ‘rivelato’ del suo potenziale, capace di condizionare anche le dinamiche della malavita locale, aveva cominciato una crescita inarrestabile. Come per capriccio, stufo di guardare quell’unica concrezione di cemento che era diventata la città ad opera sua, aveva diversificato i suoi interessi: in politica spadroneggiava con Città Dinamica e un’abilità diabolica di portare tutti dalla sua parte nel nome di governi di salute pubblica – perbacco! –, esperienze istituzionali che dovevano valere nientemeno che come laboratorio ricco di indicazioni per il futuro politico dell’intera nazione. Il trasformismo? Non era mica il sintomo di una corruzione etica o morale, no. A ben vedere era invece il trionfo della libertà e l’affrancamento da ogni genere di pregiudizio. Una classe politica finalmente matura, insomma. Però Felice Sblendorio nel frattempo badava più che altro al proprio interesse: entrava nel consiglio d’amministrazione del credito agricolo, diventava presidente della pro-loco e della real squadra calcistica locale, e continuava a tirare le fila della politica urbanistica attraverso la postazione tanto defilata quanto privilegiata della delega ai servizi cimiteriali. Non c’era nessuna ragione per la quale, nell’imminente chiamata alle urne per il rinnovamento del consiglio comunale, Città Dinamica avesse da temere cambiamenti d’umore nell’elettorato.

Ma se stava a Seba di giudicare il bilancio dell’amministrazione cosa aveva da elencare tra le scelte compiute? Veleni scaricati sul paese per un verso e tanta inettitudine per l’altro. E a parte l’ampliamento del camposanto con lottizzazioni a conduzione familiare, davvero niente altro.

S’era sgolato e buttato via in anni di ciclostilati e di Cavalletti, e quelli che avevano fatto? Avevano imparato ad ignorarlo. Li si potevano vedere al mattino tutti quanti in crocchio, in riverente attesa davanti al portone dell’abitazione di Felice Sblendorio: il geometra comunale, l’ingegnere del novanta per cento dei cantieri in città, il capogruppo in consiglio comunale di Città Dinamica, l’avvocato dritto e lungo e un altro consigliere comunale barbiere ad interim, l’anziano farmacista e il militante di Fazione e Tradizione coll’occhio pecorino. Inoltre, ogni giorno facce nuove di operai, di manovali in cerca di lavoro, certi della possibilità di ottenerlo proprio da Felice Sblendorio. Che poi per loro, i sudditi, non sarebbe bastata una vita a smettere di ringraziarlo. Tutti ossequienti per i sussidi e per le prebende ottenute. E non appena il divo calava tra loro ecco una formazione compatta marciare alla volta del Café de la Maire, dove si sarebbe fatto a gara per pagare il caffè a sua eccellenza; Felice Sblendorio in testa alla formazione che attraversava piazza del Seggio e tutti gli altri ben attenti a non sopravanzarlo. Anzi, una rigorosa gerarchia coreografica prevedeva anche l’esatto numero di passi indietro che ciascuno dei componenti aveva da mantenere: due passi indietro il capogruppo, tre l’ingegnere, quattro il geometra e via via tutti gli altri.

altri spot, letteraria

Le beau geste

Carofiglio non fa a tempo a rientrare in magistratura che già decide di abbandonare la toga per dedicarsi esclusivamente ai libri. Dice che questi ultimi, con tutto ciò che comportano in termini di scrittura, presentazioni e convegni, gli sottrarrebbero il tempo necessario per svolgere il lavoro di magistrato con dignità e impegno, come ha sempre fatto. Dunque, in questo improvviso sovrabbondare di scrupoli, egli preferisce rinunciare alla professione di magistrato.

Ci guadagna la giustizia o ci rimettono le Lettere italiane? Mistero doloroso.

E se anche ne guadagnasse la giustizia, sarebbe più giusto un mondo con un Carofiglio scrittore a tempo pieno?

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Endorsement. Gli effetti indesiderati della scongiurabile affermazione di Saverio Fragassi

Modugno non può e non merita di diventare il principato di un partito, l’udc, ormai già liquidato dalla Storia ed espulso dal sistema nazionale come frutto avariato delle più esecrabili pratiche partitiche che a mente ‘politica’ sia dato di immaginare.

Non merita, Modugno, di essere retta - ad onta dei consensi ottenuti al primo turno delle amministrative - da una delle più malfamate formazioni politiche in circolazione, ovvero disgraziatamente governata ancora una volta dall’udc, lo stesso partito che in un passato non certamente remoto acquisiva tra le sue fila (per regalargli uno strapuntino al consiglio provinciale) un sindaco all’origine eletto per il centrosinistra, e successivamente (solo sei mesi fa) incappato in guai giudiziari scandalosi almeno quanto scandalosa politicamente (cioè sotto l’aspetto squisitamente politico) è stata la lunga e avvilente stagione amministrativa che lo ha visto protagonista; l’udc, il partito che nel 2011 esprimeva un certo Bellomo candidato sindaco come avversario di un certo Gatti, candidato sindaco a sua volta dalla parte sedicente progressista, per poi ottenere che lo stesso Bellomo divenisse vicesindaco consociativo dell’amministrazione di centrosinistra, la più impapocchiata e tracotante a memoria d’uomo; l’udc, il partito dei trasformisti fuoriclasse, cardine saldissimo dell’odioso asse politico - voluto dall’ex primo cittadino caduto in disgrazia, perseguito e proseguito anche dal successivo ex primo cittadino caduto in analoga disgrazia - che ha devastato un paese (un piccolo inciso: sarebbe bene indicare quell’asse politico adoperando un’espressione più appropriata, cioè ammucchiata vergognosa di prepotenti da competizione, durata dodici anni) ; l’udc, seconda gamba del partito unico degli affari, in realtà indimenticabile, potente motore del malaffare; l’udc, necrosi che ancora residua dopo l’amputazione di un primo tronco di potere; l’udc, declinazione locale del partito-azienda di un certo ras oltremodo famelico ancorché composto, elegante, fresco lana, very cool.

A tenerle bordone, un pdl che per piccineria e servitù tradisce in toto la grandeur del suo capo storico, più una costellazione di movimenti/liste che ostentano ambientalismo (di ambientalisti appecoronati), cultura d’impresa (di padroncini vanesi), ‘fratellanza’ retorica, ‘figliolanza’ censurabilissima. Il collante della coalizione? Presto detto: la ottenebrante inespressività del candidato sindaco Fragassi. Inespressività intellettuale, concettuale, di significati. Ricettacolo umano di formule vuote, buone per coprire con malriposta enfasi le reali intenzioni di quella vorace consorteria che la città farebbe bene a riconoscere quanto prima come corresponsabile del suo pessimo stato di salute.

Modugno non merita di finire ostaggio di coloro che l’hanno sempre tenuta, questa città, in conto di cosa loro; è già stata, Modugno, bloccata e spogliata e intombata nel cemento da un’accolita di predoni senza scrupoli, sopravvissuti (nel senso della sopravvivenza politica) miracolosamente al ciclone di sei mesi fa, e come storditi, oggi, dalla grazia d’essere rimasti illibati, miracolati (politicamente), increduli per la chance, che ancora gli è data, di imperversare per il paese vestiti d’arroganza mentre rilasciano insolenti profferte a destra e a manca. Costoro adescano elettori.

Nicola Magrone, incarna qualcosa di molto semplice: l’esatto contrario di tutto questo. E lo incarna da sempre. Per i modugnesi che sperano in qualcosa di diverso da quanto si è sperimentato negli ultimi dodici anni, questa è una ragione più che sufficiente per desiderare la sua elezione a sindaco della città. Per Modugno, Nicola Magrone basta e avanza.

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Comunisti che comandano. Le analisi di Berlusconi ottime e abbondanti. Come le mie.

Ho visto una bellissima puntata di Report, dove, riguardo alla TAV, ho, una volta di più, avuto conferma della metamorfosi di cui parlavo nello scorso post del 24 maggio. Il comunista Piero Fassino, ora sindaco di Torino per conto di un partito diversamente comunista, si produceva in ogni sorta di giustificazione a favore della realizzazione della Milano-Lione, argomentando invariabilmente CONTRO tutti i punti di vista, le analisi e le posizioni che mettevano e mettono a tutt’oggi in discussione l’opportunità dell’opera. Tecnicamente, un invasato.

Ora io non so se la TAV è cosa giusta o sbagliata, non sono insensibile al fascino delle grandi infrastrutture intese come grandi opere dell’uomo che finiscono per creare dal nulla una grande utilità segnando davvero un momento di Progresso, e altresì non comprendo come un progetto pur ambizioso possa bypassare – oddio, finalmente riesco a usare questo neoverbo - il problema di sventrare una montagna tormentandola lungo infiniti sessanta chilometri. Tuttavia il comunista Fassino non aveva alcun dubbio, e con una protervia che manco gli ricordavo, liquidava il Portogallo di là, la corte dei conti francese di qua, e via sprezzando. Mai che ci fosse un’obiezione degna di essere presa in considerazione. Finiva col dare l’impressione di uno che, avendo la sua squadra (o il suo partito, o la sua corrente, o il suo gruppo di potere) preso una posizione, dovesse tenervi ostinatamente fede rinunciando a pensare con la propria testa. Naturalmente io ho una propensione a ravvisare la modalità gruppo di potere, ma questo non ridimensiona di un decimale la repulsione che provo nei confronti del collettivismo, scorgendo nel gruppo di potere una forma contratta del collettivismo, degenerazione cui ogni collettivismo mi appare inevitabilmente votato.

Sempre per portare avanti il discorso del post precedente, non diversità morale dei comunisti bensì il comunismo come sogno di potere diversamente tortuoso.

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Sacralizzazioni a vanvera

Non solo anticomunista ma anche e soprattutto antiberlingueriano. Prima di tutto rigetto ogni collettivismo in quanto smaronatore del cervello mio e dell’individuo tout court, secondariamente mi domando: ma quale caspita era l’orizzonte di Berlinguer? Rompere con l’URSS in nome di quale riforma del comunismo? Ma come? Ripararsi sotto l’ombrello della NATO quando proprio il comunismo in salsa sovietica era già bello che riformato e da lunga pezza? Cosa voleva fare Enrico Berlinguer? Decomunistizzare il partito? No, non mi è chiaro. Occidentalizzare il comunismo? Normalizzarlo al capitalismo, ma solo in modica quantità? E il PSI allora che ci stava a fare? E Bettino Craxi, che stava a contar travicelli sul tetto? Ma come si fa ad essere segretari di un partito intestato “comunista” con questi propositi senza avere crisi di identità, incubi, sudorazioni notturne, sensazioni di schiacciamento del petto, paralisi ipnagogiche. Diciamo piuttosto che non sapendo che pesci prendere appetto di una creatura mostruosa già nella sua genesi (Marx ed Engels), resasi, se possibile, ancor più disgraziata e malvagia a seguito di ripetuti adattamenti storico-sociali, il buon Enrico trasse dal cilindro il coniglietto nano della diversità morale dei comunisti, non si sa come poi - magari a botte di estrogeni e anabolizzanti dell’autostima partitica - innalzatosi talmente, ’sto coniglio, da essere divenuto ‘na bbestia che pretendeva di incarnare nientemeno che la superiorità morale degli stessi comunistissi (italiani, però). Tutto si tiene, nella religione collettivista dal sottoscritto aborrita (anche se non frega niente a nessuno). La metamorfosi continua è approdata oggi al partito dell’attenzione al bene comune. Mentre io grido: attenzione al bene comune!!!! Si schifi il bene comune, lo si odi, lo si cancelli dai programmi. Basta con tutti i predicatori del bene comune, immancabilmente ambigui, cupi, anzi plumbei. Ebbene sì, il piombo è il loro elemento. Ma non mi si fraintenda, voglio dire che agli anni di piombo verranno sempre ricondotti, sono la religione del loro tempo, di ogni loro tempo. Per quanto mostrino di prenderne le distanze. Imbattibili nell’impartire la reprimenda usando verbi e pronomi sempre all’impersonale, per dare l’impressione della denuncia, quando in realtà si stanno autodenunciando. Anni di piombo, fosse per loro, per sempre. Non so voi ma io sto vivendo anni di piombo, a causa loro. Tutto ciò che essi indicano, segnalano e protestano prima come pericoli, poi come guasti, è esattamente quello che desiderano e per il quale, dietro le quinte, spasmodicamente si adoperano. Essi sono creatori ed aumentatori del male, ovvero di tutto ciò che non desideriamo per noi.

Smascherarli. E l’unico modo è affratellarsi a colui che ci ha sempre visto giusto: il divin Berlusca. Affiliamoci al centrodestra, cancelliamo la sinistra da tutto il firmamento e vediamo che pacchia!

Detto questo, le mie reiterate cognazioni d’affetti con i derelitti e gli ultimi, restano rigorosamente cazzi miei.

funghi patogeni, minimi sistemi

La politica con la p maiuscola

Domenica prossima qui a Modugno si va di nuovo al voto per eleggere il sindaco e ricostituire un consiglio comunale già commissariato.

Essendo colpito da funesta ansia di abiezione – ma sarebbe forse anche più appropriato definirla deliberata e lucidissima volontà di degrado - , devo dare libero sfogo a un mio arcano e indifendibile desiderio di rispondere, finalmente, al candidato consigliere che mi blandisce, m’arruffiana e infine chiede la mia preferenza, di rispondere, dicevo, al finale, al gran finale:

“SOINE, VABBU’, MA PE’MMAJE, NAUNE DIGGHE: PE’MMAJE CE CAUSE STAJE????”

Si prega quindi di lasciare qui, in coda a questo post, il vostro piatto di lenticchie in veste di commento, o in alternativa vostro piatto di lenticchie in veste di bonifico (non meno di tremila euro, viprego) su IBAN L 12345 12345 123456789012, intestato al celeberrimo scrittore frustrato il sottoscritto. Tranquilli che dopo voto e faccio votare. Orsù.

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i committenti

ora dicono, sfogando la più atroce retorica che si ninnano nelle entragne, che dopo l’attentato ai carabinieri s’è rafforzata l’idea che questo governo meritasse la fiducia per finalmente partire, quasi che per far fronte agli sbocchi di violenza, utile e santa cosa fosse un abbraccio fraterno. la solidarietà tra e l’unione di tutti loro per far fronte all’emergenza. e ci scomodano sopra financo gli anni di piombo e il compromesso storico, falcone la scorta e o.l. scalfaro, pur di farti ingoiare i loro rivoltanti convegni carnali.

i conti son presto fatti. a sguinzagliarti contro il preiti sono stati esattamente e propriamente lorsignori. la solita strategia della tensione che riciccia sempre uguale.

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5 stelle per la critica?

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